Cronaca | A Prosecco

Gravi maltrattamenti su minori e atti persecutori: arrestato il presidente di una onlus

Le indagini sono state avviate nel corso del 2017 e si sono basate sulla testimonianza di molteplici testi oltre che sull’esame della copiosa documentazione acquisita dagli inquirenti

TRIESTE – In manette il presidente di una comunità per minori di Trieste, ‘La Fonte – comunità famiglia onlus’, con sede a Prosecco. Gravi le accuse a carico dell’uomo, che dovrà rispondere di maltrattamento aggravato a danno di alcuni minori ospiti della comunità, ma non solo. L’accusa parla anche di alcuni tentativi di atti sessuali con minorenni e atti persecutori a danno della ex direttrice della struttura, nella quale vengono accolti minori stranieri non accompagnati e disabili.

LE ACCUSE MOLTE E GRAVI - Il fermo è avvenuto, nella mattina del 26 febbraio, al termine di articolate indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Trieste e svolte dalla Squadra Mobile. A emettere l’ordinanza di custodia cautelare (agli arresti domiciliari) il Gip del capoluogo giuliano. Come detto pesanti e molteplici le accuse. Le prime imputazioni, per atti persecutori a danno della ex direttrice della struttura risalgono al settembre 2013 (e sarebbero stati perpetrati fino a dicembre 2016). Risalirebbero al periodo compreso fra ottobre 2015 e settembre 2017, invece i maltrattamenti aggravati a danno dei minori ospiti della comunità, in quello stesso periodo (fra il settembre e l’ottobre 2015) ci sarebbero stati anche degli atti sessuali tentati con un minorenne.

80 FRA TESTI E VITTIME - Le indagini sono state avviate nel corso del 2017 e si sono basate sulla testimonianza di molteplici testi oltre che sull’esame della copiosa documentazione acquisita dagli inquirenti. In particolare, la polizia giudiziaria ha ricostruito le condotte contestate all’indagato, procedendo, oltre che all’esame degli atti, anche a interrogare circa ottanta tra testi e vittime, individuati tra dipendenti, ex dipendenti e collaboratori della struttura, nonché tra i minorenni stranieri non accompagnati provenienti da Kosovo, Albania, Pakistan, Afghanistan e Bangladesh.

LI MINACCIAVA - Queste attività hanno consentito di rilevare la sussistenza di reiterati comportamenti anomali, di chiara valenza penale, da parte dall’indagato nei confronti degli ospiti stranieri minori non accompagnati e di altri soggetti. Frasi ingiuriose, a sfondo razziale e denigratorio, venivano urlate con una certa aggressività agli ospiti già dal 2015. Il tutto accadeva anche nel refettorio della comunità. Per i giovani ospiti non solo parole, ma anche gesti offesivi e la minaccia del loro rimpatrio.

ATTI SESSUALI IN CAMBIO DI CIBO - Le indagini hanno anche portato alla luce comportamenti sessualizzati, e offensivi della dignità personale: l’uomo si è spinto anche a proporre a un minore di offrirgli del denaro in cambio di prestazioni sessuali. Avrebbe anche mimato atti sessuali con il cibo in mensa, fino a infastidire gli ospiti all’interno delle stanze, facendo loro domande esplicite sulle loro abitudini sessuali o provando ad accarezzarli.

DAVA CIBO SCADUTO AI RAGAZZI - Dagli accertamenti, a riscontro delle dichiarazioni dei testimoni, la polizia ha anche verificato come l’indagato abbia costretto il personale deputato alla somministrazione dei pasti a servire agli ospiti della struttura anche alimenti scaduti e, talvolta, differenti da quelli riportati nei menù giornalieri. Dal 2015 al 2017, sono state contestate più violazioni da parte dei competenti uffici sanitari di Trieste in ordine al rinvenimento di cibi scaduti o mal conservati.

LE VESSAZIONI ALLA DIRETTRICE - In ultimo le indagini hanno consentito di documentare come l’indagato abbia tenuto una condotta vessatoria nei confronti di molti operatori della struttura e, soprattutto, nei confronti dell’ex direttrice, determinando nella stessa gravi e perduranti stati d’ansia, dovendo la medesima fare ricorso a cure mediche. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato ristretto nella propria abitazione, dove dovrà rimanere agli arresti domiciliari, a disposizione della competente Autorità giudiziaria.