21 giugno 2018
Aggiornato 00:30
Politica | Trieste

Tondo: "Non possiamo gestire una migrazione da soli!"

"L'immigrazione è un fenomeno drammatico ma circoscritto. - afferma Renzo Tondo, capogruppo di Autonomia Responsabile - Noi stiamo subendo una migrazione". "La politica responsabile - continua Tondo - non si limita a schiumare rabbia, deve produrre una soluzione"

Renzo Tondo, capogruppo di Autonomia Responsabile in Consiglio regionale (© Regione Friuli-Venezia Giulia)

TRIESTE - «L'immigrazione è un fenomeno drammatico ma circoscritto, limitato. Le migrazioni, viceversa, assumono dimensioni molto più inquietanti: non riguardano lo spostamento di gruppi di persone, ma la diaspora di popoli. Ed è questo il fenomeno che noi stiamo subendo, e che abbiamo la folle presunzione di gestire. Il ministro Minniti rivendica di aver risolto il problema, ma confonde il rimedio temporaneo, certamente prezioso, con l'estinzione del problema stesso. Il Friuli Venezia Giulia è la porta d'accesso per migliaia di disperati in cerca di una vita migliore: non abbiamo bisogno di lezioni di etica, qui servono militari ai confini e accordi internazionali di ferro». Così Renzo Tondo, capogruppo di Autonomia Responsabile in Consiglio regionale, nel ribadire che «sul tema delle migrazioni stiamo pagando a carissimo prezzo la retorica terzomondista della sinistra, che per vent'anni ha steso un tappeto rosso a quelli che definiva nuovi italiani. Come ha rilevato giustamente l'ex ministro Tremonti, prima la sinistra ha negato l'esistenza del fenomeno, poi ha sostenuto che era salvifico, perché gli extracomunitari ci avrebbero pagato le pensioni e avrebbero fatto i lavori che non vogliamo più fare, infine si è arresa e ha dichiarato che le migrazioni sono ineluttabili e ha cercato di assecondarle con lo ius soli, figlio di una tipica concezione manichea della società. Scacco matto in tre mosse, ma a pagare è tutta la collettività».

SERVONO PROPOSTE - Tondo continua: «Al netto delle responsabilità enormi di una parte politica, non possiamo contrapporre una raffica di spot e prese di posizione senza lo straccio di una proposta. Anch'io mi indigno per i fatti di cronaca nera, ma la politica responsabile non si limita a schiumare rabbia, deve proporre una soluzione. L'accoglienza diffusa è demenziale, perché crea i presupposti di un conflitto: come possono le nostre comunità, già alle prese con problemi contingenti, accogliere individui che godono di una serie di tutele e non fanno un passo per integrarsi? Come possiamo solo pensare che la nostra civiltà sia compatibile con la cultura fondamentalista islamica? D'altra parte, è logico creare ghetti o ammassare i migranti in caserme e altre strutture? È ammissibile lasciare che le Ong navighino in un mare di torbida ambiguità alimentando, forse, traffici che dovevano essere bloccati sul nascere? La verità è che i flussi devono essere disciplinati, ma questo processo implica il coinvolgimento dello Stato e dell'Europa, e soprattutto l'applicazione puntuale delle leggi. Basta interpretazioni bonarie, chi non rispetta la legge, paga. La Regione, da sola, ha le armi spuntate, al netto degli errori culturali commessi da questa Giunta».

LE PAROLE COME MICCE - Chiude Tondo: «C'è un aspetto su cui vorrei porre l'attenzione. Chi ricopre ruoli istituzionali o politici rilevanti resista alla tentazione di sputare sentenze o cedere al giustizialismo propagandistico. Nel contesto attuale, le parole sono micce che possono accendere focolai. Il fenomeno migratorio deve essere gestito, non usato per rastrellare voti. Abbiamo visto che gli spot pagano in campagna elettorale, ma raramente si traducono in atti concreti quando si governa. Per quanto riguarda Autonomia Responsabile, l'obiettivo è proporre una soluzione reale, da concertare con gli alleati. Quindi, stop a nuovi arrivi, ma passiamo dagli slogan ai fatti, tramite convenzioni e accordi stringenti, che non possono prescindere dal potenziamento degli organici delle forze di polizia e dall'impiego di militari lungo i confini».