22 ottobre 2018
Aggiornato 22:30

Grotte e Friuli: tra patria della speleologia e discarica personale

"Il Friuli-Venezia Giulia è la patria della speleologia", ha affermato il presidente della Società speleologica italiana al convegno su "Speleo 2018". Si arriva anche al tema dei rifiuti scaricati nelle cavità rocciose tra gli anni Cinquanta e Ottanta, la "Fossa dei Colombi" è ancora da ripulire
La Grotta Gigante
La Grotta Gigante (Di Corrado Pravisano (Shutterstock))

TRIESTE - «Il Friuli Venezia Giulia è la patria della speleologia mondiale e la legge regionale qui approvata nel 2016 è una delle pietre miliari che servono alle altre Regioni d'Italia per seguirne le tracce». Lo ha affermato il presidente della Società speleologica italiana Vincenzo Martimucci aprendo a Trieste, insieme alle autorità e al delegato regionale del Cai Giorgio Fornasier, il convegno organizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Federazione speleologica regionale Fvg nell'ambito di "Speleo 2018".

SCIENZA DAL BASSO - Il confronto, che proseguirà anche nella mattinata di domani all'auditorium del Magazzino delle Idee, tocca molti aspetti della speleologia: dalle esplorazioni del sistema ipogeo regionale al catasto delle grotte, dalla ricostruzione della storia della speleologia regionale alle tecnologie più avanzate applicate allo studio dei complessi reticolati sotterranei che interessano il Friuli Venezia Giulia. Tra i filoni proposti dal convegno, la speleologia come esempio di "citizen science" (complesso di attività collegate ad una ricerca scientifica a cui partecipano semplici cittadini) e quindi di "scienza dal basso".

GROTTE E RIFIUTI - Scottante il tema delle cavità e dei rifiuti che le riempirono, in particolare dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, in tempi di "boom economico" o di scarsa consapevolezza ecologica.  Molte grotte del Friuli Venezia Giulia, come ha spiegato Furio Premiani, furono stipate di rifiuti che un tempo venivano bruciati mediante impianti di riscaldamento domestico a legno e a carbone. Quelle stesse caldaie, una volta sostituite, vennero spesso scaricate negli abissi.

FOSSA DEI COLOMBI - La ripulitura delle cavità ha richiesto un impegno pesantissimo agli speleologi, «gli unici - ha ricordato Premiani - che hanno la capacità di scendere nelle grotte e rimuovere tutto ciò che vi è stato gettato nel corso degli anni».  Tra le criticità perduranti, Premiani ha evidenziato il caso della "Fossa dei Colombi", nei pressi di Basovizza, dove furono riversati i residui dell'incendio della Siot, il terminale triestino dell'oleodotto colpito dall' attentato di "Settembre Nero" del 1972. «Lì - ha riferito il presidente della Federazione speleologica - vanno ancora rimossi rifiuti per uno spessore di 15 metri»

IL RECUPERO - Il problema delle cavità degradate del Friuli Venezia Giulia è stato finalmente aggredito nel 2017 con l'allestimento di tavoli tecnici organizzati dal Servizio geologico della Regione, dai quali è stato fissato un piano in quattro fasi, che prevede la raccolta dei dati, la raccolta delle campionature dei residui fangosi, l'analisi delle sostanze presenti e la scelta delle ditte specializzate nel recupero e nello smaltimento.