21 maggio 2018
Aggiornato 05:00
Il caso

Morte di Moro: «Fu lui a gestire il suo interrogatorio con le Br»

Lo dice Carlo Mastelloni, Procuratore capo di Trieste e analista dei misteri della prima Repubblica

Morte di Moro: «Fu lui a gestire il suo interrogatorio con le Br» (© ANSA)

TRIESTE - «Fu Moro, sembra un paradosso, a gestire il proprio interrogatorio». Lo dice Carlo Mastelloni, Procuratore capo di Trieste e analista dei misteri della prima Repubblica, che di quella vicenda ha offerto una interpretazione inedita in 'Cuore di Stato'(Mondadori), intervenendo sull'assassinio di Moro.

LA VISIONE DI MASTELLONI - Lui «continuò in tal modo e in quelle drammatiche condizioni a preservare il proprio partito, limitandosi a sferrare attacchi personali verso gli altri leader e a citare qualche scandalo. Mise perciò ancora una volta al riparo il 'cuore dello Stato'. Ne derivò un equivoco nel presupposto che lo statista stesse rivelando le contraddizioni del proprio partito e i segreti Nato. Nell'equivoco inciampò, per primo, Cossiga, che finì per cedere a pressioni americane e tedesche sulla strategia investigativa da condurre, dettatagli dai rispettivi organi tecnici di polizia, in realtà inviati a Roma in rappresentanza degli organi politici dei due governi. Anche in tutto questo risiede il sacrificio di Moro».

IL RUOLO DEI PENTITI - «Molti brigatisti pentiti e dissociati hanno deluso le nostre aspettative - continua Mastelloni - e oggi, dopo quaranta anni, verifichiamo la incompletezza del loro apporto sulla ricostruzione del sequestro e dell' omicidio di Aldo Moro». Mastelloni parla di «arroganza dei loro silenzi», comportamento che «ci fa dubitare di quelle scelte legislative. Ma penso - conclude - che non si potesse agire diversamente a fronte di quella follia devastatrice e assassina che caratterizzò le Brigate rosse e tutte le organizzazioni similari»