17 novembre 2018
Aggiornato 22:00

Alla Galleria d'Arte di Monfalcone "Il Viaggio delle anime" di Diego Valentinuzzi

Si inaugura giovedì 17 maggio la personale dell'artista monfalconese che vede la presenza di importanti artisti di fama nazionale ed internazionale. Mostra visitabile fino al 2 giugno con ingresso libero
Alla Galleria d'Arte di Monfalcone "Il Viaggio delle anime" di Diego Valentinuzzi
Alla Galleria d'Arte di Monfalcone "Il Viaggio delle anime" di Diego Valentinuzzi (Galleria Comunale d’Arte Contemporanea Monfalcone)

MONFALCONE - Si inaugura giovedì 17 maggio alle 18, presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (Piazza Cavour 44) la personale di Diego Valentinuzzi 'Il viaggio delle anime'. L’esposizione si inserisce all’interno del programma espositivo promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Monfalcone che vede la presenza di importanti artisti di fama nazionale ed internazionale. La personale del monfalconese Diego Valentinuzzi ci introduce nel suo mondo onirico e visionario nel quale si assiste alla fusione di più generi artistici: si parte dalla pop art, passando per l’optical, per arrivare all’arte classica. Le sue opere diventano un 'palcoscenico meditativo', nel quale chiunque può entrare e lasciarsi suggestionare. La mostra sarà visitabile fino a sabato 2 giugno, da giovedì a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 e mercoledì e domenica dalle 10 alle 13. Igresso libero.

L'ARTISTA MONFALCONESE - Diego Valentinuzzi, classe 1953, ha frequentato l’Istituto Superiore di Stato per l’Artigianato di Monfalcone e, dal 1974 al 1976, ha approfondito la sua attività artistica a Roma che ebbe inizio nel 1974 grazie alla conoscenza del pittore romano Giordano Giurina. Tale incontro lo porta a frequentare assiduamente la capitale dove approfondisce e matura la sua formazione artistica, in particolare lo studio della cromatologia.
Rientrato a Monfalcone, collabora con atelier artistici alla realizzazione di trompe-l’oeil e decorazioni varie per american bar, discoteche, navi da crociera. Fondamentale l’incontro con diversi galleristi per la diffusione delle sue opere tramite le aste televisive, che gli hanno permesso di valorizzare i suoi lavori in tutta l’Italia settentrionale. Da una ventina d’anni si adopera inoltre come interlocutore di rassegne d’arte di artisti giuliani presso la Scoletta di San Zaccaria e il Palazzo delle Prigioni a Venezia. Per alcuni anni, assieme al critico d’arte Vittorio Sutto, ha collaborato alla realizzazione della trasmissione televisiva 'Il segno e il colore' in onda su Telefriuli.
Ha partecipato a due eventi della Biennale di Venezia: il primo nel 2009 curato da Daniel Birnbaum e il secondo nel 2013 con la direzione artistica di Massimiliano Gioni; in quest’occasione gli viene dedicata una pagina sul catalogo generale. Alcune sue opere si trovano in permanenza presso il «Museo degli Angeli» a Sant’Angelo di Brolo (Messina), il «Museo dello Splendore» a Giulianova (Teramo), il «Museo Sartori» a Castel d’Ario (Mantova), il «Palazzo della Regione» a Trieste, la «Pinacoteca A. Arduino» a Moncalieri (Torino), la «Pinacoteca Giovanni da Gaeta» a Gaeta (Latina), la Galleria d’Arte Contemporanea «Vero Stoppioni» a Santa Sofia (Forlì-Cesena).

LA SUA ARTE - Visione, memoria, inconscio, immaginario, enigma sono termini che ricorrono spesso nell’arte di Valentinuzzi, e non solo nei titoli, sono elementi costitutivi delle sue composizioni, si potrebbe dire caratterizzanti proprio per la natura così fuori dall’ordinario e dalla realtà. Eppure, proprio dalla concretezza del quotidiano, dalla sua osservazione e da ciò che accade, che Valentinuzzi attinge per queste sue incursioni fantastiche, dislocate in una dimensione che trascende il conosciuto, per addentrarsi nei luoghi dell’immaginazione.
Nella sua pittura si ritrovano così immagini famigliari e riconoscibili, simboli della civiltà dei consumi in contrapposizione a brani di antichi maestri, da Sebastiano Ricci a Guido Reni, introducendo numerosi riferimenti alle figure mitologiche e femminili di dipinti del Seicento e Settecento.
Molteplici sono i suoi riferimenti intellettuali, dall’arte classica alla cartellonisitca, alla pop art, all’optical, all’arte cinetica ed è evidente che il surrealismo storico, la metafisica, il Dada hanno avuto un ruolo determinante per l’artista e la sua formazione.
Valentinuzzi frantuma le immagini così come le conosciamo per ricomporle attraverso simboli, allusioni, numeri, decori, geometrie in sogni, desideri, in quella serena commedia dell’inconscio a cui l’artista stesso aspira.
C’è tanto e di tutto nei suoi dipinti. Principalmente salti temporali nella scelta dei soggetti, che invece di generare uno scontro, lasciano spazio ad un dialogo costante e costruttivo tra immagini contrapposte. Valentinuzzi crea un universo autonomo e personale, distante da tutto ciò che è effettivo e concreto, congela il senso comune delle cose e delle situazioni, posizionandole su un altro piano, al di fuori del conosciuto.
Non mancano le citazioni pop e i riferimenti a Andy Warhol, i barattoli Campbell e la Marilyn, accostati a figure e paesaggi classici, mentre occhi languidi e bocche carnose si adagiano tra numeri non casuali, lettere sparse e piccole geometrie colorate. Nature morte morbide e voluttuose si tingono di colori improbabili sia nei dipinti, sia nei disegni, quest’ultimi resi con la leggerezza che le matite su carta concedono, mentre sullo sfondo si stagliano vedute urbane riconoscibili. Artista visionario, Valentinuzzi mette in scena la sua rappresentazione libera ed anticonvenzionale del sogno, con la naturalezza e l’abilità di chi, il sogno lo vive come chiave di lettura per indagare se stesso e il mondo che lo circonda.