21 giugno 2018
Aggiornato 00:30
Cronaca | Frode fiscale e riciclaggio

Fatture false 160 milioni di euro: 3 persone in manette

Le attività sono cominciate nella mattinata del 17 maggio a Trieste e in diverse località della Campania, con l’impiego di oltre 100 militari del Corpo

Fatture false 160 milioni di euro: 3 persone in manette (© Guardia di Finanza)

FVG - Tre persone in carcere per false fatturazioni pari a 160 milioni di euro e 35 milioni di evasione all’iva. Le Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Trieste hanno dato esecuzione a tre misure di custodia cautelare (nei confronti di P.F, R.S. e G.D.R. amministratori della Petrolifera Italiana srl e della Life srl, di cui l’ultimo dei tre è legale rappresentante), emesse dal Gip del Tribunale di Trieste, nei confronti di altrettanti soggetti di origine campana per reati di auto-riciclaggio, fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta. Il Gip ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca ‘per equivalente’, di somme esistenti o che saranno accreditate sui rapporti finanziari, di beni mobili, beni mobili registrati e di beni immobili nella titolarità dei tre destinatari delle ordinanze, di altri due indagati a piede libero nonché di quattro società coinvolte nelle indagini, fino alla concorrenza di 34.809.877,00 euro. Le attività sono cominciate nella mattinata del 17 maggio a Trieste e in diverse località della Campania, con l’impiego di oltre 100 militari del Corpo.

L’OPERAZIONE E’ INZIATA NELL’ESTATE 2016 - L’indagine, coordinata dalla locale Procura, ha preso il via in seguito agli accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria dopo la cessione della Depositi Costieri Trieste Spa, uno dei principali depositi fiscali operante nello stoccaggio di prodotti petroliferi esistenti nel territorio nazionale.  I prodromi di questa operazione risalgono a giugno/luglio 2016 quando è stato contestato l’omesso pagamento di accise sulle estrazioni di carburante effettuate da una società maltese e dalla omologa italiana (con sede a Roma) per importi di oltre 20 milioni di euro, nonché da altre società. A seguito della rilevante esposizione debitoria con l’Erario, le quote societarie della Depositi Costieri Trieste Spa, di proprietà della Giuliana Bunkeraggi Spa, sono state cedute, a metà del 2017, alla Life Srl per un corrispettivo di 4,5 milioni di euro, di cui 1 milione versato, accettando l’offerta di P.F, R.S. e G.D.R., soggetti aventi specifici precedenti di polizia per associazione a delinquere.

UN ENORME POSIZIONE DEBITORIA VERSO L'ERARIO - La cessione di quote societarie alla Life Srl ha evidenziato, da subito, alcuni elementi di anomalia, sostanzialmente connessi all’irrilevante profilo finanziario e patrimoniale della società e per il corrispettivo pattuito pari a quattro milioni e mezzo di euro, apparso ingiustificato, in considerazione della grave situazione patrimoniale in cui versava al momento della compravendita azionaria la Depositi Costieri Trieste Spa, gravata da un enorme posizione debitoria verso l'Erario, pari a oltre 30 milioni di euro. Da un esame dei dati di bilancio disponibili è emersa l'ipotesi che la provvista finanziaria propedeutica all'effettuazione dell'operazione sia stata creata attraverso l'immissione nella Life Srl di proventi illeciti derivanti da reati fiscali perpetrati dalla controllata Petrolifera Italiana srl.

FRODE ‘CAROSELLO’ - Dopo l’esame di oltre 300 rapporti bancari e postali e l’esecuzione di oltre 30 perquisizioni, nel corso delle quali le Fiamme Gialle hanno sequestrato copiosa documentazione amministrativo–contabile ed extra contabile e di numerosi personal computer e telefoni cellulari, gli accertamenti svolti hanno evidenziato che la Petrolifera Italiana srl è stata coinvolta, assieme alla Life srl e ad altre imprese, tutte riconducibili ‘di fatto’ ai medesimi soggetti di origine campana, in una articolata frode all’iva perpetrata, nel settore petrolifero, attraverso la cosiddetta frode ‘carosello’, a mezzo della interposizione di imprese ‘cartiere’, risultate prive di strutture aziendali e personale dipendente, nell'ambito di operazioni soggettivamente inesistenti.

PRESTANOME - Pari a circa 160 milioni di euro l’ingente debito verso l'Erario, poi mai assolto, che ha determinato un’evasione dell’iva pari a circa 35 milioni di euro. Secondo il peculiare schema delle frodi ‘carosello’, le ‘cartiere’, pur formalmente riconducibili a soggetti ‘prestanome’ nullatenenti, sono risultate tutte gestite di fatto dai promotori del sistema evasivo i quali, tramite complessi artifici, hanno tentato di ostacolare la ricostruzione dell'effettività delle operazioni: sfruttando indebiti titoli per la non imponibilità iva, hanno ascritto in capo alle citate imprese ‘cartiere’ il rilevante debito erariale; tali imprese sarebbero poi state destinate a cessare nel più breve tempo possibile.

AUTORICICLAGGIO - Parte dei proventi illeciti conseguiti attraverso le condotte delittuose di natura fiscale è stata poi utilizzata dal sodalizio criminale, nel giugno del 2017, per l’acquisizione del deposito costiero triestino, attraverso l’impiego di una provvista finanziaria di oltre 1.800.000 euro. Tale fattispecie integra il reato di ‘autoriciclaggio’ che, dal 2015, sanziona le condotte di chi impiega, sostituisce o trasferisce in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro o altre utilità frutto della commissione di delitti. Nel caso di specie, l’acquisto del deposito triestino è apparso prodromico a favorire la prosecuzione della frode, l’acquisizione di nuove ‘fette’ di mercato, a danno delle imprese ‘sane’ che operano nel rispetto della legge.