19 novembre 2018
Aggiornato 09:30

Morte di Romoli: allontanati Camber e Riccardi dalla camera ardente

La conferma arriva dal figlio Andrea, che parlando del padre dice: «La sua colpa è stata quella di non volersi piegare a meschine logiche di potere»
(Regione Friuli Venezia Giulia)

GORIZIA – «Posso confermare di avere impedito a Giulio Camber di entrare nella camera ardente da cui, alcuni minuti dopo, ho cacciato anche il fratello che si era infilato senza farsi notare. Per quanto riguarda Riccardi, più educatamente, ha domandato il permesso di entrare a un componente del cerimoniale. Il permesso gli è stato negato». Parole di Andrea Romoli, figlio del presidente del Consiglio regionale Ettore Romoli, i cui funerali sono stati celebrati sabato a Gorizia. Una strascico delle polemiche nate all’indomati della ‘scomunica’, da parte della coordinatrice regiona di Forza Italia, Sandra Savino, proprio nei confronti di Romoli (QUI l'articolo che riassume la questione). 

LE PAROLE DI ANDREA ROMOLI – «Sono circolate le voci più assurde riguardo alla reale natura della malattia di mio padre. Questo è il luogo e il momento per fare un atto di verità - così Andrea Romoli ha voluto spiegare come stanno le cose -. La sua affezione era assolutamente curabile, se affrontata nei tempi e nei modi giusti, ma lui aveva una battaglia da combattere, la sua famiglia da proteggere, non poteva mollare e pensare a se stesso. I medici lo avevano supplicato di operarsi 4 mesi fa ma lui sapeva che se si fosse mostrato debole e fragile i suoi nemici, gli sciacalli che non aspettavano altro che vedere il vecchio leone in difficoltà, gli si sarebbero buttati addosso. E così mentre ogni giorno le forze lo abbandonavano, quegli uomini piccoli cercavano di fare il vuoto attorno a lui per farlo crollare. Non avevano fatto i conti con noi, la sua grande famiglia allargata che al momento di scegliere abbiamo fatto capire con l’arma irresistibile del voto come la pensassimo. Solo quando la missione era stata compiuta e onorata dalla più alta assemblea regionale, che con un voto corale lo ha  nominato presidente del consiglio, solo allora mio padre ha accettato di farsi curare.Troppo tardi. Conscio ormai dell’aggravarsi della sua situazione, ha voluto però assicurare la continuità dell’ufficio  di presidenza confermando alla guida dello staff un uomo retto e capace, colpevole però di non essere della sua stessa parte politica. Per questo gesto di correttezza e responsabilità ha patito l’onta di essere espulso dal partito che aveva contribuito a creare, poche ore prima della sua morte. La sua colpa è stata quella di non volersi piegare a meschine logiche di potere. Per Ettore Romoli – conclude il figlio Andrea – non c’erano parti politiche, c’erano uomini capaci o meno, c’erano le istituzioni da garantire ad ogni costo e c’eravamo noi la sua famiglia da proteggere e far prosperare».