17 novembre 2019
Aggiornato 04:30
Trieste

Bolzonello: Comuni "ribelli" e Uti, la Regione deve fare un passo indietro

"E' bene che la Giunta ricordi che non esistono solo i sindaci contrari, ma anche coloro che hanno lavorato con impegno per entrare nelle Unioni. - afferma il capogruppo Pd Bolzonello - Auspico che si vada incontro a una proroga rispetto a quanto dichiarato, per ascolto, dialogo e confronto"
Capogruppo Pd , Sergio Bolzonello, interviene al Consiglio
Capogruppo Pd , Sergio Bolzonello, interviene al Consiglio Regione Friuli Venezia Giulia

TRIESTE - «La Giunta ascolti tutti e non si faccia guidare esclusivamente dalla linea dei sindaci ribelli, non esistono solo loro. Commissariare ora le Unioni intercomunali equivarrebbe a un atto d'imperio verso tutti, che anziché risolvere le criticità, farebbe fare ai Comuni un salto nel buio, creando esclusivamente confusione».

PD ASPETTA PROROGA - A dirlo è il capogruppo del Pd, Sergio Bolzonello in merito all'incontro annunciato per domani tra l'assessore alle Autonomie Locali, Pierpaolo Roberti e i sindaci che si sono opposti alla riforma delle autonomie locali. «Auspico che si vada verso una proroga di 6 mesi rispetto a quanto dichiarato dalla Giunta, per rendere effettiva la volontà di dialogo e confronto che la maggioranza stessa aveva promesso.»

PENSARE A UNA REVISIONE - «Ritengo necessario e possibile - continua Bolzonello -  trovare un metodo per non disperdere le energie e quanto di positivo fatto fin'ora, pur nell'ottica di una revisione che personalmente sostengo da tempo. Va bene una modulazione differente per quei Comuni che hanno scelto di non aderire alle Unioni, ma sulla scelta dell'assetto futuro non si può partire con il commissariamento delle Uti. In questo modo non si crea alcuna prospettiva, anzi si attua un vero e proprio centralismo autoritario da parte della Regione».

GUARDARE ENTRAMBE LE PARTI - «E comunque, - ribadisce il capogruppo PD - è bene che la Giunta ricordi che non esistono solo i sindaci che rumorosamente si sono opposti alla legge 26 del 2014 (riordino del sistema Regione-Autonomie locali), ma della maggioranza dei Comuni che hanno scelto di entrare nelle Unioni e che per farlo hanno lavorato con impegno».