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Proposta Riccardi-Roberti: dall'Uti agli Ambiti territoriali

"L'Uti ha estromesso Comuni importanti dalla gestione dei servizi sociali. - commentano vicegovernatore e assessore alle Autonomie Locali - Bisogna ridare omogeneità dopo tanta confusione e restituire libertà ad ogni Comune. Non vogliamo demolire ma garantire servizi"

Vicegovernatore del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Riccardi
Vicegovernatore del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Riccardi (Regione Friuli-Venezia Giulia)

TRIESTE - «Stiamo discutendo con gli Enti locali di una riorganizzazione dei servizi sociali che riproponga il modello degli Ambiti territoriali, perché quel modello aveva funzionato bene in passato e ora, grazie al confronto con i sindaci del Friuli Venezia Giulia tornati protagonisti, potrà essere attualizzato al meglio».

AL MUNICIPIO DI TRIESTE - È la riflessione che il vicegovernatore Riccardo Riccardi e l'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, hanno tratto al termine dell'incontro avuto oggi nel Municipio di Trieste con il sindaco Roberto Dipiazza, che era insieme all'assessore ai Servizi e alle politiche sociali, Carlo Grilli, e i rappresentanti delle Amministrazioni municipali dell'Uti Giuliana.

LIBERTA' AI COMUNI - «La riforma delle Uti ha estromesso Comuni importanti dalla gestione dei servizi sociali», ha osservato Riccardi. Adesso, ha rilevato Roberti, «dopo la tanta confusione creata dalla legge 26, c'è bisogno di ripristinare un'omogeneità, uscendo da premi o penalizzazioni, in modo che sia garantita libertà ad ogni Comune»«Fermo restando - hanno precisato gli assessori regionali - che il nostro intento non è di demolire, bensì di garantire la funzionalità dei servizi ai cittadini, e che non promuoviamo un'uscita in massa delle Amministrazioni municipali dalle Unioni».

UTI GIULIANA - Nel caso dell'Uti Giuliana in particolare, tenendo conto delle specificità del territorio e della popolazione, secondo Riccardi e Roberti si tratterà di valutare se l'opzione migliore sia quelle dei tre ambiti (Duino Aurisina, Sgonico e Monrupino; Trieste; Muggia e San Dorligo) oppure di una loro riformulazione semplificata.

NO MASSACRO DEI COMUNI - Se, infatti, come ha rilevato Riccardi, da un lato «le formule devono essere flessibili proprio perché perseguono le esigenze dei cittadini», d'altra parte c'è la necessità di «evitare soluzioni spot per assicurare - così Roberti - un'uniformità che risponda alla deficitaria legge 26, con la quale sono state finanziate le sole Uti, massacrando i Comuni che non vi hanno aderito». Proprio per questo «il confronto e l'ascolto dei sindaci che stiamo portando avanti in questi giorni è una fase essenziale».

LAVORARE INSIEME - Dall'incontro con i rappresentanti dei Comuni dell'Uti Giuliana, Unione la cui pressione sociale è stimata nel 40% dell'impatto globale regionale, è emersa la necessità di preservare una collaborazione di area vasta sia per la gestione del personale sia per il coordinamento dei progetti. Indicazione sposata da Riccardi e Roberti che hanno rilevato come «in materia di servizi sociali nessuno sia più in grado di agire da solo. Lavorare insieme è un'esigenza imprescindibile».