19 dicembre 2018
Aggiornato 08:00

‘Sogno o son desto?’: due siti espositivi in città per la nuova mostra di Condello

L’intento dell’artista, nella scelta delle due location, è quello di lanciare ai visitatori il messaggio del forte legame che esiste tra passato e presente, del rispetto che la collettività, in particolare quella giovanile, deve sviluppare per la storia e per i luoghi che la esprimono e la raccontano
‘Sogno o son desto?’: due siti espositivi in città per la nuova mostra di Condello
‘Sogno o son desto?’: due siti espositivi in città per la nuova mostra di Condello (Condello)

TRIESTE - Ritorna a Trieste, dopo numerose mostre personali e collettive in Friuli Venezia Giulia e all’estero, l’artista, di origine agrigentina, Calogero Condello, con un’unica mostra articolata in due spazi diversi, nella Sala Veruda di Palazzo Costanzi e al Teatro romano, entrambi luoghi di cultura e di storia.

LA MOSTRA - L’esposizione, organizzata con il contributo del Comune di Trieste e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, e curata da Sabrina Zannier, giornalista e critico d’arte contemporanea, aprirà il giorno 21 luglio e si concluderà in Sala Veruda il 19 agosto e al Teatro romano il 30 agosto. 

UN MESSAGGIO FORTE - L’intento dell’artista, nella scelta dei due siti espositivi, è quello di lanciare ai visitatori il messaggio del forte legame che esiste tra passato e presente, del rispetto che la collettività, in particolare quella giovanile, deve sviluppare per la storia e per i luoghi che la esprimono e la raccontano.

L’ARTISTA - Presidente di Play Art – Associazione culturale Alta Val di Torre, fondata nel 2013  con lo scopo di diffondere la cultura artistica nel territorio e in particolare nel mondo giovanile,  e docente presso l’Istituto Statale d’arte di Udine, Condello propone in generale una scultura che ha come soggetto la figura umana, caratterizzata da un marcato realismo.

LA MOSTRA - In particolare quelle che presenta a Trieste, in aderenza al titolo ‘Sogno o son desto?’ sono figure di giovani, ripresi in gesti e posture di una giornata qualunque, ragazzi destinati a vivere in una società che spesso li ignora e li lascia soli nei loro dubbi e nei loro interrogativi. ‘Sogno o son desto?’ vuole esprimere, quindi, il desiderio, da parte dei giovani, cui l’artista si rivolge e dà la parola, di affermare, come dice Sabrina Zannier, "attraverso una rinascita emozionale, la propria identità in un mondo di adulti votati al giovanilismo». I loro corpi, proposti in forma scultorea a grandezza naturale con utilizzo di materiali diversi, vogliono essere espressione diretta del diffuso disagio sociale che attraversa la nuova generazione e del forte desiderio  di ascolto che la pervade.

L’INAUGURAZIONE - La mostra sarà inaugurata alle 17 in Sala Veruda. Seguirà alle ore 19 la presentazione al Teatro romano che accoglie, per la prima volta, un’installazione d’arte contemporanea.
Più d’uno i gruppi scultorei presentati a Palazzo Costanzi, realizzati da Calogero Condello in vetroresina, gesso o terracotta, in alcuni casi animati dalle cromie degli smalti ad acqua. Rappresentano complessivamente la volontà di prendere di petto la realtà e di indicare la via di una rinascita esistenziale. Come suggerito dall’installazione intitolata Non siamo i soliti ignoti, dove si respira il sapore del riscatto innanzi ai candidi corpi liberati dalla grezza e impersonale corazza dell’uniformità. Corpi che dialogano con una colorata teoria dei volti alle pareti, bloccati nell’espressione di stati emotivi immediatamente riconoscibili: dal grugno allo sberleffo, dall’urlo di gioia o di protesta.
Affiora così uno stato di emergenza emozionale, che ha il sapore della meraviglia di una vibrante rinascita, che affiancata dalla preghiera dei due adulti inginocchiati davanti all’Italia nell’installazione Pregando il risveglio, si eleva a metafora di un cammino tra padri e figli. Un cammino di rilevanza sociale, entro il quale Condello mette in scena anche il riscatto del singolo attraverso i busti colorati che identificano ragazze e ragazzi fermati in gesti, abiti e posture quotidiane.

AL TEATRO ROMANO - Un unico gruppo, invece, al Teatro romano, composto da due figure in vetroresina, ognuna replicata più volte nella medesima postura: il ragazzo che urla, per rabbia, gioia, disappunto o felicità; e il ragazzo con la colomba, immerso nell’intimismo dei suoi pensieri. La loro moltiplicazione sulla gradinata del Teatro si eleva a metafora dei nostri giovani, che si riappropriano di un prestigioso luogo antico, per tracciare un consapevole ponte tra passato e futuro.
Ottenute mediante il calco di corpi reali, le sculture, espressione della riflessione dell’artista sull’identità individuale della nuova generazione in perenne dialettica fra ricerca di affermazione e conferme di protezione, sono caratterizzate dalla luce nel suo mutare. Sarà possibile, quindi, ammirarle bianche e silenti durante il giorno e la sera  accese in un caleidoscopio cromatico che ora svela l’aura lungo il profilo della sagoma, ora inscena il dramma interiore con luminescenze di colori primari che ne rivelano la struttura formale.