19 novembre 2018
Aggiornato 09:00

Barcolana 2018: il manifesto celebrativo continua a far discutere

Dura la posizione del vicesindaco Polidori. Sgarbi difende l'artista, che si dice pronta a difendersi in tribunale
Barcolana 2018: il manifesto celebrativo continua a far discutere
Barcolana 2018: il manifesto celebrativo continua a far discutere (Barcolana)

TRIESTE - La Società Velica di Barcola e Grignano, su proposta di Carlo Bach direttore creativo di Illycaffè, ha chiamato a rappresentare i cinquant’anni della regata triestina più grande al mondo, che si terrà dal 5 al 14 ottobre, la famosa artista internazionale Marina Abramovic, quest’ultima ha realizzato un manifesto in cui essa stessa innalza una bandiera bianca contenente la scritta 'We are all in the same boat' ossia 'Siamo tutti nella stessa barca'. Tale stendardo, finanziato dalla azienda triestina Illycaffè, ha voluto sottolineare, stando a ciò che risulta sul sito ufficiale della manifestazione che «anche a bordo di barche diverse, anche quando competiamo per il miglior risultato, navighiamo tutti sullo stesso pianeta, che va custodito e protetto giorno dopo giorno». Un messaggio quest’ultimo ecologista volto a una solidale tutela del pianeta.

LA POSIZIONE DEL COMUNE - Il Comune, guidato dal centro destra, tuttavia non ha accettato tale scelta comunicativa e il vicesindaco leghista Polidori ha apostrofato lo stesso 'horrendus opus' intendendo con tale frase che l’opera artistica della Abramovic fosse «orribile nonché strumentalmente politica». La frase 'Siamo tutti nella stessa barca' difatti poteva alludere a uno slogan contrario all’indirizzo del Ministro dell’Interno Matteo Salvini verso le scelte di chiudere i porti agli immigrati. A tal proposito Polidori sulla sua bacheca Facebook parlava di «pessimo gusto (…) fare propaganda politica con una manifestazione, la Barcolana, che appartiene a tutta la città»; un poster realizzato tra l’altro dall’Ente organizzatore nell’assenza di una condivisione preventiva con il Comune, violando quindi la convenzione scritta pregressa tra le parti. In data 9 Luglio il vicesindaco Polidori ha riunito i vertici dell’ente organizzatore, quindi tra tutti il Presidente della SVBG Mitja Gialuz, convenendo assieme con un comunicato ufficiale «l'approvazione preventiva del programma delle attività, comprese le prossime occasioni di comunicazione locali, nazionali e internazionali (Trieste, Roma e Monaco di Baviera)» nell’ambito di un rapporto futuro collaborativo. Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, ha pacificamente concluso così la vicenda «i finanziamenti di Barcolana ci saranno, noi però avremmo voluto un messaggio condiviso tutti assieme», convenendo con il vicesindaco Polidori che il manifesto a livello locale non ci sarà e verrà usato solo a livello nazionale e internazionale. 

IL 'CASO' REPUBBLICA - Il 7 Agosto, quindi circa un mese dopo dall’accordo pacifico concluso tra l’Amministrazione e i vertici della società SVBG, il vicesindaco rilascia delle dichiarazioni sul quotidiano La Repubblica in cui risulterebbe la volontà di far sparire il manifesto «Via dai pieghevoli, dagli inviti e dalle brochure ufficiali. Proibito: a Trieste e nel resto del mondo» e ancora «Con gli organizzatori sono stato chiaro: o sparisce quell’orrore o salta la convenzione con il Comune. Significa stop a 30 mila euro di finanziamenti, Frecce Tricolori, permessi per l’occupazione del suolo pubblico, sicurezza» e ancora il messaggio «fa inorridire, diffuso proprio mentre il Ministro degli Interni Matteo Salvini è impegnato a ripulire il Mediterraneo». Dichiarazioni forti che sono state interpretate come censura all’arte e alla libertà di espressione, oltre che aventi uno spirito di repressione verso le minoranze etniche. In data 11 agosto Paolo Polidori sulla propria pagina personale Facebook fa luce sull’accaduto e dichiara, in riferimento all’articolo uscito il 7 Agosto su La Repubblica, come si sia verificata una «schifosa manipolazione dell’informazione» alludendo quindi al fatto che il giornalista, oltre ad aver alterato l’intervista rilasciata,  avrebbe anche «premeditato» un articolo «assolutamente falso nella tempistica - dei fatti riportati - e nella completezza delle informazioni» omettendo «di riferire che la questione era risolta con il comunicato congiunto» e inducendo i lettori a credere in minacce «mai avvenute», quali revoca di contributi e relative concessioni promesse. 

LA REAZIONE DI ABRAMOVIC - Abramovic rappresenta una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, è nota per aver rivoluzionato il concetto di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i propri limiti e potenzialità espressive. Galleristi e collezionisti vicini all’artista montenegrina riferiscono dell’intenzione di quest’ultima a sporgere querela qualora ne venisse lesa la sua immagine professionale. 
Il primo a parlare del caso è stato Vittorio Sgarbi, parlamentare di Forza Italia e divulgatore televisivo, il quale ha dichiarato come «l’arte sia intoccabile, chi la censura crea inutilmente martiri e vittime» reputando di grande valore il messaggio impresso sulla bandiera «Bello. Universale. Vero. Come allegoria della vita umana e solidarietà verso quelli che l'infelice destino imbarca verso viaggi tempestosi»