24 settembre 2018
Aggiornato 14:00

Barcolana, Radini Tedeschi: «Manifesto celebrativo offensivo per l'italianità di Trieste»

Intervista al critico d'arte che spiega i motivi per cui non ha gradito la scelta associare il nome di Abramovic alla città di Trieste
Barcolana, Radini Tedeschi: «Manifesto celebrativo offensivo per l'italianità di Trieste»
Barcolana, Radini Tedeschi: «Manifesto celebrativo offensivo per l'italianità di Trieste» (Fb)

TRIESTE - Non si placano le polemiche sul manifesto celebrativo della Barcolana disegnato dall'artista Marina Abramovic. A tornare sul tema è il critico d'arte Daniele Radini Tedeschi, che sulla sua pagina Facebook ha pubblicato il suo pensiero sulla questione, corredandola con una foto che vede l’Abramovic con un copricapo militare similare a quello indossato da Tito. Attualmente Radini Tedeschi è impegnato in Biennale di Venezia come curatore di alcuni Padiglioni esteri, oltre a essere autore di una rubrica d’arte su Rai2.

Un suo pensiero da critico d’arte sull’Abramovic artista
«Apprezzo molto l’Abramovic come artista e ne conosco l’operato, il mio interesse è derivato in realtà dalla mia curiosità nei confronti di Ulay, storico compagno di Marina, il quale aveva posto in essere una profonda ricerca fotografica e performativa sul proprio corpo. In realtà il successo lo ha conseguito l’Abramovic ma a mio avviso il genio era il compagno».
Cosa non ha apprezzato nel caso specifico, il messaggio dell’Abramovic in realtà è solidale e positivo, lo stesso Sgarbi ne ha sottolineato la valenza universale
«Ho letto il volume autobiografico dell’artista uscito recentemente; Marina è figlia di due 'eroi' comunisti jugoslavi Danica e Vojin Abramovic, decorati e innalzati proprio da quel Tito che aveva invaso Trieste nella primavera del 1945, deportando e trucidando italiani e causando quel tragico eccidio di massa conosciuto col nome di Foibe. L’artista racconta nel suo libro autobiografico come i suoi genitori fossero membri di rilievo del partito, con incarichi importanti e come per questo godessero di molti privilegi. La frase peggiore è quella a pag.135 in cui si afferma, senza mezzi termini, che il Dittatore aveva fatto grandi cose. È quindi assolutamente infelice la congiunzione che vede la storica regata di Trieste, città che più di ogni altra ha subito l’invasione, lo sterminio e il massacro dei nostri italiani ad opera di Tito, essere stata rappresentata da tale artista. Tra le moltissime maestranze di pregio nazionali e internazionali si prospettava ampia possibilità di scegliere un alternativa».
Lei ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un estratto dell’intervista rilasciata su diversi giornali associandola a una foto che vede l’Abramovic con un copricapo militare simile a quello indossato da Tito, la foto ha riscosso grande consenso sui social. Cosa voleva esprimere?
«E’ una semplice immagine che purtroppo non fa evincere le distanze dell’artista nei confronti di Tito. Anche se quel cappello fosse stato indossato dalla madre, come documenta un ulteriore fotografia, il suo significato non cambierebbe. Io personalmente non mi farei ritrarre con un copricapo militare anche solo simile ad uno indossato da Hitler. Ma questa è una mia opinione».
Il Comune di Trieste sembra aver raggiunto un accordo con l’organizzazione della regata: il manifesto verrà utilizzato solo per la comunicazione nazionale e internazionale ma non sarà affisso a Trieste. Quale è il suo pensiero a tal proposito.
«Non ho un pensiero ho una azione: a ottobre andrò a Trieste assieme a cittadini che condividono le mie opinioni. Qualora trovassimo, anche solo per semplice caso, un manifesto lo strapperemo non per un atto vandalico o irrispettoso ma per l’italianità che ci contraddistingue. Non abbiamo paura di finire sull’ Isola Calva, ovvero sul terribile gulag di Tito».