13 novembre 2018
Aggiornato 03:30

I prefetti del Fvg chiedono di non ridurre i fondi per l’integrazione

Ritengono che il rischio sarebbe quello di avere i migranti in giro per la città senza nulla da fare
I prefetti del Fvg, chiedono di non ridurre i fondi per l’integrazione
I prefetti del Fvg, chiedono di non ridurre i fondi per l’integrazione (Diario Fvg)

FVG - La riduzione dei fondi per i percorsi di integrazione significa correre il rischio di avere i migranti in giro per la città senza nulla da fare. E' il pensiero espresso dai prefetti di Trieste, Annapola Porzio, Gorizia, Massimo Marchesiello, Pordenone, Maria Rosaria Maiorino, e Udine, Angelo Ciuni, durante le audizioni della VI Commissione del Consiglio Fvg per approvare le modifiche al programma annuale immigrazione 2018 proposte dalla Giunta regionale. "Il documento che ci è stato sottoposto - dice Porzio - è pieno di scelte politiche, non saremo certo noi che possiamo influire su queste scelte, possiamo però dare spunti di riflessione".

TRIESTE - La decisione di tagliare i fondi per i corsi, in particolare quelli di italiano, «porta all'emarginazione dove accadono le forme di captazione da parte della criminalità». Porzio, le cui parole sono state condivise anche dagli altri prefetti, ha inoltre segnalato che, «completato l'iter di richiesta asilo, se non vi è stato percorso di alfabetizzazione sono comunque a carico della società e servizi sociali».

GORIZIA - «Le forme di integrazione attraverso attività di volontariato hanno contribuito a ridurre il clima di diffidenza ed ostilità nei confronti dei migranti». Lo ha detto il Prefetto di Gorizia, Massimo Marchesiello, durante i lavori della VI commissione regionale, ricordando che «attualmente nell'isontino ci sono 600 persone con la conversione del Cara da Cie a Cpr vi sarà una riduzione».

UDINE - Il Prefetto di Udine, Angelo Ciuni, ha invece segnalato che «lasciare le persone senza aiuti manderebbe in depressione anche chi vive nel suo territorio». I corsi hanno anche la funzione di «comprendere la loro voglia o meno di restare sul territorio. A Udine c'è un impegno ad esempio con Confartigianato che sta dando riscontri importanti. Servono nuovi progetti per arricchire il territorio creando anche professionalità che potrebbero essere utili», ha concluso Ciuni.

PORDENONE - «Il sistema di accoglienza diffusa a Pordenone - ha spiegato il Prefetto Maria Rosaria Maiorino - funziona nei comuni che hanno deciso di aderirvi. Gli eventi vanno gestiti visto che i migranti rimarranno sul territorio da uno a due anni». Secondo Maiorino, occorre evitare che i migranti «girino e vaghino per le vie dei paesi e delle città», suggerendo che potrebbero essere impiegati nei «lavori socialmente utili che sono apprezzati anche dalla società, dimostrando così ai residenti che queste persone si danno da fare per provvedere al loro sostentamento. Il taglio dei fondi porterebbe alla soppressione di progetti che hanno risvolti positivi sul territorio» perché impiegano laureati e ricercatori.

ROBERTI - «Nella delibera non c'è nessuna soppressione di corsi, anzi c'è il potenziamento dell'azione relativamente a quelli di lingua italiana che vengono implementati e prevedono un allargamento su temi di legalità». Lo ha detto l'assessore regionale con delega alla Sicurezza, Pierpaolo Roberti, durante i lavori della VI commissione. Per Roberti, tuttavia, «rimane il problema della frequenza non obbligatoria che andrebbe inserita. Nel documento presentato da questa Giunta, e al vaglio della commissione, vengono tagliati i micro ed i macro progetti locali, utilizzati ad esempio per fare lo sfalcio dell'erba. Nel corso dell'audizione non abbiamo avuto nessun riscontro sulla reale utilità di queste iniziative». «Mi sento poi in imbarazzo - ha aggiunto Roberti - a dover sentire nell'aula del Consiglio regionale che il contribuente e l'ente pubblico, attraverso la Regione, debbano spendere dei soldi per trovare una occupazione a persone che non sanno cosa fare e rischiano di andare a spacciare. Questi soggetti non devono avere un contributo, ma devono essere rimandati nel loro paese se rischiano di diventare spacciatori».