24 settembre 2018
Aggiornato 14:00

Trieste: in 300, in piazza Unità, per chiedere un coordinamento antirazzista

Sono scesi in piazza per protestare contro le politiche del governo e dell'amministrazione regionale in materia di immigrazione.
Trieste: in 300, in piazza Unità, per chiedere un coordinamento antirazzista
Trieste: in 300, in piazza Unità, per chiedere un coordinamento antirazzista (ANSA)

TRIESTE - "Trieste e il Friuli Venezia Giulia hanno bisogno di un coordinamento antirazzista, perché in atto c'è una campagna politica furiosa" contro i migranti. E' quanto chiedono i circa 300 manifestanti che nel pomeriggio del 29 agosto a Trieste si sono ritrovati in piazza Unità per protestare contro le politiche del governo e dell'amministrazione regionale in materia di immigrazione.

PRESIDIO ANTIRAZZISTA - Un presidio antirazzista, come lo hanno definito gli stessi promotori, nato in maniera spontanea, cui hanno aderito diverse sigle: Cgil e Fiom di Trieste, Federazione Unitaria Sindacale - Usi di Trieste, Comunisti italiani, Sinistra Anticapitalista; Rifondazione, Giovani Democratici, Liberi e Uguali, Art.1, associazioni femministe, ma anche decine di giovani, anziani, donne e famiglie. "Noi speriamo in una Trieste diversa", spiega a margine della manifestazione uno dei promotori, Gianluca Paciucci, dell'Associazione culturale "Tina Modotti.

DICIOTTI - Il caso di Nave Diciotti a livello nazionale, ricorda, la decisione del governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, di inviare il Corpo dei Forestali al confine con la Slovenia e gli sgomberi dei migranti lungo le Rive a Trieste e l'intervento del vicesindaco, Paolo Polidori, sono stati "la ciliegina sulla torta». In piazza, uniti, "perché indignati della situazione che si è venuta a creare in Italia. Dove viene attizzato l'odio e si creano emergenze che non esistono». A "Fedriga e Polidori - sostengono quindi gli organizzatori - diciamo che la misura è colma. Non è possibile si ragioni così». Servono, rincara, Paciucci, "mezzi all'altezza per affrontare la questione delle migrazioni». E "le persone che stanno al governo, non sono in grado di ragionare su questo", conclude.