20 ottobre 2018
Aggiornato 21:30

‘Noi non siamo barbari’: sale il sipario del Teatro dei Fabbri

Il nuovo cartellone apre con un’anteprima nazionale in scena dal 4 al 6 ottobre alle 20.30
‘Noi non siamo barbari’: sale il sipario del Teatro dei Fabbri
‘Noi non siamo barbari’: sale il sipario del Teatro dei Fabbri (Contrada)

TRIESTE - Apre con l’anteprima nazionale ‘Noi non siamo barbari’ il sipario del Teatro dei Fabbri di Trieste, in scena dal 4 al 6 ottobre alle 20.30. Il testo è di Philipp Löhle, autore contemporaneo tedesco conosciuto per i suoi lavori dal carattere acido e surreale, di grande efficacia drammatica, ed è stato tradotto in Italia da Umberto Gandini. Lo spettacolo sarà interpretato da Filippo Gessi, Saverio Tavano, Teresa Timpano e Stefania Ugomari di Blas, con la regia di Andrea Collavino ed è una coproduzione della Contrada di Trieste e dell’Associazione Scena Nuda di Reggio Calabria, in collaborazione con la Civica Accademia d’Arte ‘Nico Pepe’ di Udine.

IN SCENA saranno affrontati temi forti e più che mai attuali attraverso un approccio anticonvenzionale: si parlerà dell’Europa, di migrazioni, dello ‘straniero’ in un intrigo di accuse e sospetti. La storia è quella di un clandestino ospitato da una coppia di tedeschi benestanti, Mario e Barbara, immersi nella loro vita privata, nei loro problemi, finché una notte piovosa e fredda, qualcuno bussa alla porta. Mai si sarebbero immaginate le conseguenze di questo evento. Noi siamo noi, e gli altri non lo sono. E questo è il punto di partenza, il dato di fatto da cui inizia tutto. Cosa succederebbe se una notte si presentasse alla nostra porta qualcuno in cerca di aiuto? La paura si materializza nella possibile perdita di sicurezze costruite in secoli, millenni di storia, sicurezze fatte di oggetti, welfare, democrazia, giustizia, chi garantirà la sopravvivenza di tutto questo di fronte allo sconosciuto? Quando poi la padrona di casa scompare, ne nasce un giallo che diventa anche lo spietato ritratto di una classe sociale e intellettuale.  «Ho voluto con questo spettacolo riflettere - racconta Collavino - la confusione, lo spaesamento della nostra società di fronte al tema della convivenza e dei grandi cambiamenti cui assistiamo e che ci investono nostro malgrado. Non c’è possibilità di nascondersi e si finisce per cercare un'ancora di salvezza, che forse non c’è…». Dialoghi taglienti e cinici, un’ alternanza di battute feroci e luoghi comuni sullo ‘straniero’. I noi barbari sono allora divisi tra la filantropia e la paura, tra il fascino dei pregiudizi esotici e la curiosità, tra condanne preventive e giudizi definitivi, noi, ma anche gli altri: i barbari grotteschi e tragicomici sull’orlo dell’esistenza.

Per informazioni contrada@contrada.it oppure 040947481.