14 novembre 2018
Aggiornato 01:00

Ater, via libera ai nuovi requisiti. Per il Pd saranno penalizzati gli italiani

Diversa la posizione di Camber (Fi), che parla di provvedimento di equità. Critica anche la sinistra con Honsell
Ater, via libera ai nuovi requisiti. Per il Pd saranno penalizzati gli italiani
Ater, via libera ai nuovi requisiti. Per il Pd saranno penalizzati gli italiani (Regione)

TRIESTE – Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il testo unificato dei progetti di legge n. 12 e n. 16 che modifica la legge regionale 1/2016 sulle politiche abitative e Ater, in materia dei requisiti per l'accesso. Ventisei i voti favorevoli di Lega, Forza Italia, Progetto Fvg/Ar, Fratelli d'Italia/An; quindici i no, di Pd, Open Sinistra Fvg, Cittadini, Patto per l'Autonomia;  tre le astensioni del Movimento 5 Stelle. Un provvedimento che non è piaciuto alle opposizioni, che hanno messo in evidenza come a rimetterci saranno centinaia di cittadini italiani, esclusi dall’obbligatorietà di risiedere in Fvg da almeno 5 anni. Parole non condivise dai consiglieri di maggioranza, che difendono la bontà dei nuovi requisiti. 

LA POSIZIONE DEL PD - «Nella sua foga di colpire gli stranieri, la maggioranza si trova di fronte al primo grande scivolone, ribaltando lo slogan ‘prima gli italiani’, perché gli italiani saranno sì i primi, ma a pagare la cieca propaganda grazie all'innalzamento a 5 anni dei parametri di accesso alle case popolari». A dirlo è il consigliere regionale del Pd, Diego Moretti, relatore sul progetto di legge di riforma dei requisiti di accesso alle case Ater. «Con il provvedimento in discussione oggi, sarebbero ben 311 (rispetto ai 414 extracomunitari) gli italiani che non avrebbero più diritto a una casa Ater in base ai nuovi criteri di accesso. Se questa è la maggioranza che pensa agli italiani, allora gli italiani devono iniziare a preoccuparsi, perché con una delle prima leggi che viene votata da questo Consiglio regionale gli viene tolta la casa popolare: oggi è così, domani chissà a chi toccherà. Noi restiamo convinti che il tema dell'edilizia popolare vada considerato a prescindere dal tema della residenzialità».

MESSAGGIO DI EQUITA’ PER FI - «Con questo provvedimento legislativo in materia di edilizia popolare pubblica - ha detto Piero  Camber, che presiede la IV Commissione consiliare - si è dato un primo importante messaggio di equità ai nostri concittadini finora sfavoriti da una normativa Ater, che a breve verrà comunque rivista approfonditamente. Si tratta in sostanza di un intervento molto circoscritto – ha commentato - che, in linea con la disciplina già introdotta da altre regioni, innalza da due a cinque gli anni di residenza per l'ottenimento degli alloggi popolari: un tanto per favorire coloro che vivono, lavorano e pagano le tasse da più tempo nella nostra regione».

CRITICA ANCHE LA SINISTRA – «Una legge umiliante, il cui solo fine è quello di escludere e discriminare i più deboli e di promuovere una guerra tra i poveri». Così il consigliere regionale Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) definisce il testo approvato in Consiglio. «Aumentare da 2 a 5 anni di residenza, il requisito di accesso a tutta una serie di servizi in merito al diritto alla casa, dalle opportunità dell'edilizia sovvenzionata, a quella convenzionata e agevolata, non risolve assolutamente né le difficoltà di alloggio, né la disparità abitativa che ancora affligge la nostra regione. È semplicemente una concessione al rancore verso i diversi. A conti fatti - prosegue Honsell - questo incremento va a colpire indiscriminatamente tutti i cittadini che sono venuti nella nostra regione per lavorare, indipendentemente dalla loro nazionalità. Punisce il loro desiderio di convivenza con noi. È un gesto di xenofobia in ossequio a una promessa elettorale fatta non alla testa della gente, ma ai loro istinti più bruti».