14 novembre 2018
Aggiornato 01:00

Trieste divisa nel giorno di San Giusto: migliaia le persone in strada

Nessun problema per i cortei di CasaPound e degli antifascisti, tenuti sotto controllo da centinaia di forze dell'ordine. Cori contro la Polizia
Trieste divisa nel giorno di San Giusto: migliaia le persone in strada
Trieste divisa nel giorno di San Giusto: migliaia le persone in strada (Diario di Trieste)

TRIESTE – E’ stata una giornata particolare per Trieste, nel giorno in cui si festeggiava il suo patrono, San Giusto. Una città blindata da centinaia di forze dell’ordine in assetto anti-sommossa per ‘contenere’ i due cortei autorizzati, quello di CasaPound e quello antifascista. In tutto quasi 8 mila persone per le strade, ben arginate dalle forze dell’ordine (non si sono registrati, fortunatamente, scontri). Il movimento di estrema destra ha scelto Trieste per celebrare la vittoria della Prima Guerra Mondiale: più o meno 2 mila le persone giunte da ogni parte d’Italia. Gli antifascisti, invece, hanno sfilato contro CasaPound e contro i richiami ‘fascisti’, coinvolgendo oltre 5 mila persone. Da una parte bandiere Tricolori, quelle del Blocco Studentesco, le ‘tartarughe’ di CasaPound, i vessilli con l’Alabarda, quelli di Fiume e della Dalmazia, i labari della Federazione nazionale Arditi d'Italia con le medaglie d'oro e dell’Associazione nazionale Arma milizia. Dall’altra si è visto un po’ di tutto: accanto alle bandiere con l’Alabarda sono spuntati i vessilli di Cgil, di Pd, di Legambiente, dell’Anpi, del Pci. Persone di una certa stazza, muscolose e tatuate fino al collo da un lato, abituate a salutarsi come facevano i militari dell’antica Roma, stringendosi l’avambraccio con la mano, uomini e donne più minuti dall'altro lato, più colorati, in qualche caso più trasandati, certamente più ‘liberi’ nel modo di manifestare.

DUE CORTEI PROFONDAMENTE DIVERSI - Entrambi i cortei sono partiti in ritardo rispetto alla tabella di marcia: verso le 16 quello antifascista, da Campo San Giacomo, alle 16.30 quello di CasaPound da borgo Riborgo. C’è stato un momento in cui la distanza tra i manifestanti è stata ridotta alla lunghezza di via Carducci, ma i mezzi corazzati delle forze dell’ordine, così come le barriere in ferro montate in mezzo alla strada, hanno scoraggiato chiunque a tentare la 'forzatura' del blocco. Una differenza tra i due cortei è balzata subito agli occhi: CasaPound sfilava in silenzio, con bandiere e fumogeni. Gli antifascisti, invece, inveivano contro i militanti di CasaPound, contro i fascisti in genere, contro le forze dell’ordine. Slogan, quelli rivolti alla polizia, da cui hanno preso le distanze anche alcuni partecipanti, primo fra tutti il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Russo: «Mi dispiace per alcuni toni usati in questo corteo, certamente sbagliati». Dura la presa di posizione dell’assessore regionale Pierpaolo Roberti: «La città di Trieste è ferita dai vergognosi cori lanciati contro le forze dell'ordine, a cui va la più totale solidarietà della giunta regionale, della Trieste civile e mia personale». Da un lato la cavalcata delle Walkirie risuonava dagli autoparlanti, dall'altro si intonava Bella Ciao. Due mondi, due visioni completamente diverse della società, dello Stato, dell'Italia. 

VOLTI NOTI – Per CasaPound ha sfilato anche il leader nazionale Simone Di Stefano, che ci ha tenuto a ribadire gli obiettivi di giornata: «E’ una commemorazione per ricordare i ragazzi caduti al fronte, 600 mila. Giusto e doveroso, nel centenario della vittoria, essere qui a manifestare per cercare di riportare quello spirito all’interno della nostra Nazione». Per Di Stefano CasaPound «non vuole essere capita (da un punto di vista di intenti e di programmi) ma solo strumentalizzata». Tra i presenti, sul fronte opposto, anche la deputata del Pd Debora Serracchiani: «Di fronte alla manifestazione di CasaPound bisogna schierarsi e quindi siamo qui perché riteniamo che sia importante. Manifestazione riuscita con tante gente scesa in strada».

GLI SLOGAN – Se CasaPound ha puntato sui concetti di Patria e Nazione (‘Italia: risorgi, combatti, vinci’), gli antifascisti si sono richiamati ai valori della Resistenza (‘Il fascismo non è una opinione. è un crimine’). Messe da parte le tensioni e le divisioni politiche, domenica 4 novembre spazio all’unità per l’arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che celebrerà la festa delle forze armate, la fine della Grande Guerra e il ritorno di Trieste all’Italia. Per la città sarà il momento di rilassarsi dopo settimane di scontri verbali, tensioni, polemiche.