14 novembre 2018
Aggiornato 07:30

La Guardia di Finanza sequestra 15 mila paia di pantofole griffate ‘Napoli’

Le pantofole, provenienti dalla Cina, erano state acquistate da una società di diritto italiano e destinate a una società slovacca
La Guardia di Finanza sequestra 15 mila paia di pantofole griffate ‘Napoli’
La Guardia di Finanza sequestra 15 mila paia di pantofole griffate ‘Napoli’ (Guardia di Finanza)

TRIESTE - Continuano le attività di contrasto ai traffici illeciti di prodotti contraffatti o recanti segni mendaci, condotte in sinergia tra la Guardia di Finanza triestina e l’Ufficio delle Dogane del capoluogo giuliano.

IL SEQUESTRO - I finanzieri del II Gruppo di Trieste e i funzionari del servizio antifrode dell’ufficio delle dogane hanno sottoposto a sequestro più di 15 mila paia di pantofole con segni distintivi (colori sociali, data di fondazione, scritta ‘Napoli’) riconducibili alla Società Sportiva Calcio Napoli. Le pantofole, provenienti dalla Cina, erano state acquistate da una società di diritto italiano e destinate a una società slovacca. I prodotti posti in sequestro avrebbero fruttato agli autori del tentativo di frode un ricavo, conseguente alla vendita al dettaglio, che oscilla fra i 200 mila e i 300 mila euro. Il responsabile dell’azienda destinataria delle stesse è stato denunciato per aver messo in circolazione prodotti con segni distintivi atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualità dell’opera.

LAVORO COSTANTE - Il sequestro, avvenuto al punto franco nuovo di Trieste conferma, ancora una volta, l’efficacia del dispositivo di contrasto posto in essere dalla Guardia di Finanza e dalla Dogana che, nella complessa attività di analisi dei rischi sulle spedizioni che transitano nel porto giuliano, al fine di contrastare ogni tipologia di traffico illecito, pongono una particolare cura e attenzione alla tutela del ‘made in Italy’ e dei marchi e brevetti, nell’interesse e per la salvaguardia del consumatore e dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale. Sono, infatti, sempre più numerosi i casi in cui si registrano tentativi di introdurre nel territorio nazionale e comunitario prodotti che, riportando false diciture traggono in inganno il consumatore sulla qualità e sull’origine del prodotto che, generalmente, presenta caratteristiche al di sotto degli ‘standard’ di qualità garantiti da marchi e brevetti depositati oltre a produrre un effetto distorsivo sul mercato, in termini di concorrenza sleale.