14 novembre 2018
Aggiornato 02:00

Alla scoperta delle meduse per conoscere i mari

Massimo Avian e Valentina Tirelli faranno chiarezza su questo argomento in un incontro moderato da Eleonora Degano, giornalista scientifica, il 13 novembre alle 18, allo spazio Trieste Città della Conoscenza
Alla scoperta delle meduse per conoscere i mari
Alla scoperta delle meduse per conoscere i mari (Σ64)

TRIESTE - Creature dalla bellezza sinuosa e ipnotica o scocciante seccatura estiva (quando non un vero e proprio pericolo)? Cosa sappiamo davvero di questi animali onnipresenti nei nostri mari eppure sempre avvolti da un alone di diffidenza e mistero? Sono molte le informazioni fuorvianti, se non addirittura i veri e propri miti senza fondamento, che le riguardano: crediamo per esempio che siano in continuo aumento nei nostri mari, ma la situazione è ben più complessa. Anche perché spesso scambiamo per meduse animali che non lo sono affatto, come la noce di mare, Mnemiopsis leidyi, uno ctenoforo (ovvero un phylum diverso da quello delle meduse, che sono cnidari). Massimo Avian, professore associato di zoologia dell’Università di Trieste e Valentina Tirelli, ricercatrice all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), faranno chiarezza su questo argomento in un incontro moderato da Eleonora Degano, giornalista scientifica, il 13 novembre alle 18, allo spazio Trieste Città della Conoscenza. I due scienziati parleranno di meduse e noci di mare, aiutando il pubblico a distinguere fra le diverse specie. L’incontro è organizzato in collaborazione con la rivista online www.oggiscienza.it.

L’INCONTRO - Durante l’incontro si scoprirà il complesso ciclo di vita di una medusa, nel quale la forma più nota, quella di medusa appunto, è solo una parte, imparando anche cosa fare dopo un incontro ravvicinato con una specie urticante. Ad esempio? Dopo un’ustione da medusa bisogna pulire al più presto la zona di pelle interessata con acqua di mare. Le noci di mare non sono invece urticanti, ma possono provocare enormi danni all’ambiente e alla pesca.
 
POCO CONOSCIUTE - «Parlare di meduse è come parlare di uccelli, si tratta di tantissimi organismi anche molto diversi tra loro» spiega Avian. «A un bagnante vengono in mente solo le grandi meduse, quelle che possiamo vedere a occhio nudo, eppure le specie sono molto numerose e diverse tra loro. Alcune sono così piccole che sfuggono alla nostra attenzione, altre ancora vivono in ambienti che noi non frequentiamo, come l’oceano aperto o le acque abissali». La vita di una medusa è inoltre ben più complessa di quanto si immagini. Ha un ciclo biologico che, di norma, prevede sia la fase di medusa, che tutti conosciamo, che quella di polipo. L’aspetto nelle due fasi è del tutto diverso, eppure si tratta della stessa specie. I polipi vivono fissati sui substrati marini e si riproducono in maniera asessuata. Se poi la stagione o le condizioni ambientali sono adatte, possono originare dei piccoli, le efire, che poi diverranno le meduse adulte che a volte invadono le nostre spiagge.
 
COLONIZZANO? - In tutto questo trasformismo poi ci si mettono anche animali che sembrano meduse ma non lo sono. È il caso della noce di mare: trasparente anche lei, con quel modo di nuotare tipico e i piccoli tentacoli, ma che con le meduse non ha nulla a che fare. Non è urticante e probabilmente è arrivata qui tramite attività umane, trasportata dalle acque di zavorra delle navi. Non senza conseguenze negative: «altrove ha già ampiamente dimostrato di essere una specie che può sconvolgere un ecosistema», commenta Tirelli. «Quando è arrivata nel Mar Nero ha provocato il collasso completo della pesca dell’acciuga nel giro di 4-5 anni. Ha pochi predatori, si riproduce rapidamente ed è molto vorace». La noce di mare può essere molto nociva anche per le specie che vivono nel nostro ecosistema, come la stessa acciuga, con cui compete per le risorse: entrambe si nutrono di zooplancton. Tirelli e colleghi la studiano dal 2016, l’anno in cui il numero di noci di mare è aumentato al punto tale che anche i bagnanti hanno iniziato a notarle. «Oggi i luoghi in regione dov’è maggiormente diffusa la specie e dove ha fatto i danni maggiori sono la laguna di Grado e quella di Marano. I pescatori che fanno pesca artigianale si sono trovati gli attrezzi pieni di ‘gelatina’». Come spiega ancora Tirelli, questo mese OGS avvierà un progetto per studiare la specie, in modo da conoscerla meglio e capire così come limitarne l’impatto sugli ecosistemi locali e sulle attività umane. Per maggiori informazioni scrivere all’indirizzo info@triesteconoscenza.it. Per essere aggiornati su tutte le attività dello spazio Trieste Città della Conoscenza è possibile consultare il nuovo sito: www.triesteconoscenza.it.