9 dicembre 2018
Aggiornato 20:30

Il diavolo... il Maestro e Margherita a teatro

Dopo Monfalcone, il tour regionale passerà anche per il Teatro Nuovo Giovanni da Udine in data 11 dicembre e al Rossetti di Trieste dal 12 al 16 dello stesso mese
Il diavolo... il Maestro e Margherita a teatro
Il diavolo... il Maestro e Margherita a teatro (Guido Mencari Photography)

MONFALCONE - «Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene». Sta qui, riassunto in minimi termini il pensiero di Woland, nome d’arte de il diavolo nel capolavoro di Michail Bulgakov. Il male funzionale al bene, così come la notte lo è al giorno. Tutto apparentemente semplice in una trama a dir poco intricata. Tre storie che partono parallele e che poi si intrecciano confondendosi volutamente nei meandri dell’oscurità.

Differenze con il romanzo, bravura degli interpreti, complimenti per l’azzeccato dress-code della serata, acustica buona, abbastanza, pessima,  o meno: il chiacchiericcio all’uscita mi risulta spesso la parte più istruttiva dell’andare a teatro. Se va in scena un classicone, ancor meglio. Il Maestro e Margherita - un libro, un monolite, un’icona del XX secolo. Un’esperienza formativa che ti costringe a cimentarti con archetipi dell’esistenza e della metafisica. Portarlo in scena è impresa titanica e a dir poco ambiziosa.

L’amore borderline tra il Maestro e la sua amata - corrisposta - Margherita, l’ottusità dei burocrati persi dentro i loro ordini, albi, registri, protocolli fine a se stessi, la crisi di coscienza di un superlativo Ponzio Pilato (interpretato come il Maestro da un Francesco Bonomo a dir poco esaltante!), l’ingenuità di Gesù; il tutto per un cast decisamente in parte.

Sceneggiatura pressoché fedele nel rispetto della sintesi e scenografia minimal ad esaltare libri che bruciano, altalene che prendono il volo, lampadari stroboscopici, odore di polvere da sparo ed attori che si aggirano tra le prime file come tra realtà parallele. E poi i compagni di viaggio e di scorribande del maligno: Alessandro Pezzali in arte Korov’ev - testa rasata come le sopracciglie, ombretto pesante e rossetto nero - che più inquietante non si può in abito di raso di velluto e dal grilletto facile. Il gatto Behemoth, un simpatico ed irriverente tagliagole. Azazello, instabile ed isterica con tendenze al vampirismo. Questi - tutti - sopra le righe.

Occhio di bue su Michele Riondino, attesissimo anche per i suoi recenti trascorsi televisivi (Il giovane Montalbano) che ne hanno garantito fama e ammirazione. E’ lui Woland. Morbosamente calato nel personaggio, sfoggia per tutta la messa in scena un cappotto rivettato simil Astrakan, panciotto in doppiopetto e trucco che fa il verso a The crow. Totally black. Il suo esser cattivo è troppo ricalcato sul modello cattivo-hollywoodiano così come il parlato ad enfatizzare spietatezza da pubblicità rasoio Gillette. La risata malevola e sprezzante non è il suo forte. Molto più credibile ed interessante nelle parti di intima solitudine e condanna eterna. Applauditissimo, scontato dirlo, quando sulle note di Sympathy for the devil a firma Stones cala il sipario.

E il tour regionale passerà anche per il Teatro Nuovo Giovanni da Udine in data 11 dicembre e al Rossetti di Trieste dal 12 al 16 dello stesso mese. Esperienza, perchè tale è, decisamente consigliata.