12 dicembre 2018
Aggiornato 15:00

Unicredit, 20 anni senza assunzioni: dipendenti in sciopero

Il 30 novembre e il 3 dicembre i lavoratori incroceranno le braccia per l’intera giornata
Unicredit, 20 anni senza assunzioni: dipendenti in sciopero
Unicredit, 20 anni senza assunzioni: dipendenti in sciopero (F.F.)

TRIESTE - Il piano industriale portato avanti dal gruppo, con la fuoriuscita di migliaia di lavoratori tramite gli esodi incentivati, non bilanciata da nuove assunzioni. Il ritardo e l’inadeguatezza delle innovazioni tecnologiche e operative. Le assillanti richieste di risultati commerciali che l’azienda pretende dai lavoratori. Responsabilità personali e penali sempre maggiori, dovute alla crescente complessità della normativa, affrontata senza adeguate strategie formative. Il senso di abbandono cui sono spesso soggetti i lavoratori non a contatto diretto con la clientela. Questo l’allarmante contesto con cui devono fare i conti i dipendenti Unicredit, con pesanti ripercussioni, sia occupazionali che sulle condizioni di lavoro, anche a livello locale. A denunciarlo i sindacati territoriali di categoria Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Unisin di Trieste e di Gorizia, che questa mattina, in una conferenza stampa convocata nel capoluogo regionale, hanno illustrato le ragioni dello sciopero dei dipendenti della banca, proclamato nelle due province per l’intera giornata di domani, venerdì 30 novembre (a Gorizia), e di lunedì 3 dicembre (a Trieste).

DAL 2012 PERSI 150 ADDETTI - Eloquenti le cifre fornite dalle sigle sindacali, che denunciano «un trend negativo nelle assunzioni che dura da vent’anni e che dal 2012 ha visto una perdita di 150 addetti, pari al 33% degli organici, nelle agenzie delle due province». Una flessione insostenibile e acuitasi negli ultimi due anni, «in cui il taglio è stato quasi del 20%», sostengono ancora i sindacati, che puntano il dito contro «il generale impoverimento della rete commerciale e il progressivo aggravarsi delle condizioni di lavoro». Da qui, spiegano i segretari territoriali di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Unisin, «l’esasperazione dei dipendenti, sempre più in difficoltà nell’offrire un servizio adeguato alla clientela». Rilevati anche episodi di malessere a carico di lavoratori, costretti a ricorrere a cure sanitarie. «Non siamo in grado – spiegano a questo proposito i sindacati – di stabilire una relazione certa tra questi episodi e il diffuso fenomeno di stress lavoro-correlato, ma ci limitiamo a segnalare i fatti».
Tutto questo avviene, sottolineano i rappresentanti sindacali, «mentre l’aumento dell’utile delle cinque maggiori banche italiane risulta decuplicato rispetto al 2017, anche per effetto della contrazione dei costi del personale, ridotto di oltre 15.000 unità, e dalla chiusura di oltre 1.300 sportelli su tutto il territorio nazionale».

GLI OBIETTIVI DELLA PROTESTA - Indetta dopo numerose assemblee e l’esito infruttuoso della richiesta di conciliazione in Abi, ignorata dalla banca, la protesta si pone come obiettivi la difesa dei livelli occupazionali, la salvaguardia della qualità dei servizi offerti ai clienti e la tutela della salute dei dipendenti. Obiettivi, questi, sintetizzati nell’hashtag #facciamovalereilnostrovalore, che accompagna la mobilitazione. Lo sciopero sarà accompagnato da due manifestazioni di piazza in concomitanza con le due giornate di astensione dal lavoro: domani, venerdì 30 novembre, a Monfalcone, dalle 9 alle 11 in piazza Unità, lunedì 3 dicembre a Trieste, in via San Nicolò 16, sempre dalle 9 alle 11. Previste inoltre cinque giornate di blocco degli straordinari: il 26 e 27 novembre, il 3, 6 e 7 dicembre per Gorizia, il 26, 27 e 30 novembre, 6 e 7 dicembre per Trieste. Nonostante la sensibile decurtazione che l’astensione dal lavoro comporterà sulla retribuzione, sindacati e lavoratori, in occasione dello sciopero, hanno deciso anche di devolvere il corrispettivo di un’ora di lavoro a favore delle popolazioni colpite dalla recente ondata di maltempo in Friuli Venezia Giulia.