12 dicembre 2018
Aggiornato 15:30

Alberto Fortis chiude alla grande la prima edizione di Cormons Pop

Irriverente, poliedrico, provocatore, che-non-le-manda-a-dire ma anche spirituale, evolutivo, armonizzante
Alberto Fortis chiude alla grande la prima edizione di Cormons Pop
Alberto Fortis chiude alla grande la prima edizione di Cormons Pop (Cormons Pop)

CORMONS - Si conclude nel migliore dei modi la prima edizione di Cormons Pop che - dopo aver visto sfilare calibri quali Giampiero Mughini ed Ezio Guaitamacchi - ha chiuso in bellezza (ma il termine è riduttivo) con la performance di uno dei più grandi cantautori del nostro Paese. Basti pensare che l’album d’esordio omonimo di Alberto Fortis è nella classifica dei 100 album più influenti nella storia della musica leggere italiana, e che - lo stesso - compie la bellezza di quarant’anni propri in questi giorni.

GRANDE EMPATIA CON IL PUBBLICO - Irriverente, poliedrico, provocatore, che-non-le-manda-a-dire ma anche spirituale, evolutivo, armonizzante: insomma gli aggettivi per descrivere l’artista from Domodossola si sono sprecati e si sprecano tutt’oggi. E con ogni probabilità anche domani. Un’ora abbondante per un’esibizione all’insegna della generosità e dell’empatia con un pubblico che negli anni ha continuato e - forse ancor di più oggi - ad amare i suoi pezzi. Attuali, taglienti, a tratti scomodi. Piano e voce, qualche intervento all’armonica. Minimalismo che va diritto al cuore.
I cavalli di battaglia: Milano e Vincenzo e Fragole infinite (uno dei pezzi più coverizzati che io conosca) si alternano ai suoi riferimenti: i f.lli Kennedy, M.L. King, John Lennon. Anche Marilyn Monroe. Tutti pezzi rivisitati in chiave dylaniana. Bob Dylan citato anche nei siparietti tra un brano e l’altro (a mo’ di narrazione autobiografica) nella descrizione di che cosa sia un artista, vale a dire «non uno che crea qualche cosa bensì colui che capta e traduce ciò che è già nell’aria». Parola del maestro assoluto in uno dei suoi rari momenti di umiltà. La magia di Forbidden colours di Sylvian-Sakamoto, una minimalista One degli U2 e a chiudere non può certo mancare La sedia di Lillà, una delle canzoni più belle di sempre della musica di casa nostra.

PURA MAGIA MUSICALE - Una giornata di pura magia musicale per la soddisfazione dei direttori artistici Alessandro Perissutti e Davide Lorigliola che non nascondono una certa soddisfazione e anche tanta stanchezza per la maratona pop di cinque giorni. Opening act di questa interminabile domenica la presentazione - a dir poco coinvolgente - dell’ultimo libro di Antonella Sbuelz intitolato «La ragazza di Chagall» ambientato durante la promulgazione delle leggi razziali (e sono passati sessant’anni) e la chiusura della mostra Are you experienced di Matteo Guarnaccia con una collezione infinita di vinili del mondo della psichedelia a cavallo del ‘68. E poi a fine concerto Alberto è prodigo di attenzioni per i fans: il rituale dei selfie, le domande sui progetti futuri, i complimenti di rito. E c’è spazio pure per una gradita intervista nella quale gli chiedo subito di uno dei miei pezzi favoriti A voi romani - di un politically s-correct al limite del flash-mob sotto casa e di come sarebbe gradito un altro pezzo su questa falsariga nell’era dell’ipocrisia totale. Mi risponde che l’ha appena composto e si chiama Mafia, invitandomi/ci ad ascoltarlo perchè sarà un pezzo che spaccherà.

"ABBIAMO CAMBIATO LA MUSICA ITALIANA» - «Alberto Fortis, ma anche Garbo, Enzo Carella, Rino Gaetano… in quegli anni sono usciti degli artisti con una genialità oggigiorno impensabile» intercalo. «Eh, già», sorride (un po’ amaro) AF: «Erano gli anni delle radio libere, il mercato non era completamente controllato dalle grandi major e se avevi qualcosa da dire sia nella musica che nei testi… potevi farlo. Ora il mercato discografico è tutta un’altra storia, ma in quegli anni abbiamo cambiato la musica italiana!». A chiudere ritorno sull’inizio del concerto - La pazienza - chiedendo «quarant’anni dopo hai un rapporto migliore con… la pazienza stessa?», Mi catapulta in uno spazio-tempo dove la pazienza è catartica, terapeutica e introduce che ritornerà a breve in regione con la band per un concerto elettrico, come il Fortis old-school. E noi avremo pazienza ad aspettarlo, così come da undici anni or sono in quel di Gradisca per un altro concerto altrettanto memorabile per chi (come il sottoscritto) era seduto tra le prime file.
E per Cormons Pop ci vediamo l’anno venturo con un salto - pare - nei mitici anni ‘80!