18 febbraio 2019
Aggiornato 13:30
MUSICA

Adunata rock nel nome del Duca Bianco

Successo strepitoso al teatro San Giovanni con tanta gente rimasta senza biglietto per il tutto esaurito del Bowie Tribute-Stardust
Adunata rock nel nome del Duca Bianco
Adunata rock nel nome del Duca Bianco

TRIESTEDavid Bowie is… inizia con questa scritta proiettata sul fondale del teatro San Giovanni l’attesissimo concerto di commemorazione ad uno dei più grandi artisti della contemporaneità: sua maestà David Bowie, il Duca Bianco. La band dei Bowie Tribute-Stardust ha preparato in ogni dettaglio una serata che rimarrà nella memoria dei fortunati presenti, e sicuramente anche di quelli meno fortunati rimasti fuori senza biglietto. 

Si parte simbolicamente dalla fine di Ziggy Stardust, uno dei momenti più importanti dei tanti, tantissimi cambiamenti nella carriera di Bowie. Five Years, il riff elettrizzante di Ziggy e poi Changes - inno proprio a quei cambiamenti che il nostro eroe non si è mai lesinato. Michele M. - vocalist - prende per mano il pubblico e lo conduce in un viaggio temporale, artistico, musicale e sociale nell’universo bowiano: "Il mito di Bowie travalica generi, settori e generazioni: non era un musicista che sarà ricordato solo per la musica ma un artista che ha influenzato e mutato o - forse meglio - evoluto, moltissimi aspetti della società contemporanea" le parole del leader e fondatore della band.

La grandezza di certi artisti si concretizza nel circondarsi di altri grandi artisti: Lou Reed, Brian Eno, Robert Fripp, Pet Shop Boys, solo per elencarne qualcuno. Medesima la cifra di ragionamento di Michele M. che per la serata ha invitato sul palco lo straordinario duo violino-violoncello Zilansky per una Life on Mars da pelle d’oca. Stesso successo di applausi per il corpo di ballo della coreografa Elisabetta Romanelli ad impreziosire i pezzi del periodo glam e per le modelle della scuola per acconciatori di Lubiana a riprodurre il look kitsch e provocatorio del Bowie anni ‘80. Perchè anche DB non lasciava nulla al caso.

"Avevo 7 anni e guardavo la Tv, ricordo che era ancora in bianco e nero. Improvvisamente trasmettono il videoclip Jazzin for Bluejean che contiene la canzone omonima. Sono rimasto scioccato da quell'uomo così stranamente truccato che cantava un brano che non ho potuto più scordare. Un imprinting. Ancora oggi sarei tentato di dirti che è la mia canzone preferita. E' stato in quel momento che è iniziato il mio amore per Bowie e che è poi cresciuto via via ogni volta che scoprivo un disco, un video, un capolavoro nuovo. Ciò che mi ha poi colpito ed in qualche modo anche turbato in senso positivo è stato ritrovarmi spesso nelle sue parole, ascoltandolo nelle interviste, soprattutto quando parlava di se stesso, sorprendendomi a pensare - Anch'io! E' sucesso anche a me…" in queste parole nel backstage tutto l’Amore di Michele M. per il Mito. Tutti in piedi, si chiude con Let’s dance e soprattutto con Heroes  dove la chitarra di Marco Milani è tarata su sonorità (e volumi) perfetti!

E per quanto riguarda il sottoscritto posso dire che la mia parentesi con il Duca si chiude nel 2004. Avevo i biglietti per il concerto di Salisburgo, ma questo fu annullato il giorno prima; si disse per problemi di salute del cantante. Pensai che fosse giunto al capolinea, come spesso accade quando trapelano notizie del genere. Invece con mio grande stupore la sua carriera proseguì con altrettanti successi per ancora dodici anni. Era ritornato - ancora una volta - ancora più grande di prima. A quel punto pensai che David Bowie fosse immortale. Infatti avevo ragione. Per altre info e i prossimi appuntamenti dedicati a David Bowie.