23 aprile 2019
Aggiornato 04:30
Teatro

L’importanza di ridere... con Oscar Wilde

La tournée de L’importanza di chiamarsi Ernesto in FVG: 4 febbraio a San Vito al Tagliamento; 5-6 febbraio a Monfalcone
L’importanza di ridere... con Oscar Wilde
L’importanza di ridere... con Oscar Wilde

MONFALCONE - Oscar Wilde è un’icona pop. Pare questo il messaggio che il Teatro dell’Elfo voglia mettere ben in chiaro sin dalla primissima battuta. «Ma chi non è icona pop al giorno d’oggi?!» vien quindi da chiedersi. Far ridere non è mai cosa semplice. Dover far ridere è impresa ancora più intricata, spesso infruttuosa. Magari ci riesci, ma certamente a scapito dell’eleganza. Togliere ad Oscar Wilde eleganza è qualcosa di molto simile al blasfemo; non che Lui non avesse apprezzato la provocazione, ma sfortunatamente non era seduto in platea a San Vito al Tagliamento, tantomeno a Monfalcone.

La versione di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia rimane a mio avviso sempre a metà strada tra rivisitazione e classico. Prende un pubblico a 359 gradi ma lascia per strada la magia. E nella fattispecie il dandismo non è pervenuto. Attori decisamente in parte, come Riccardo Buffonini nella parte dell’eccentrico Algernon Moncrieff, non riescono a far spiccare il volo alla commedia. Altri un po’ fuori, quasi tutti sopra le righe con urletti, fiumi di parole, atteggiamenti stucchevoli e di uno snobismo queer forse più adatto alla chiassosa Madrid di Almodovar che alla formale Londra di Wilde.

Certo già le giacche degli aspiranti Earnest a far capolino dalle locandine lasciavano presagire una deriva populista (andiamo con termini alla moda) ma quando ci si cimenta con i mostri sacri dello stile è difficile che ti passi inosservata una mimica facciale alla Ace Ventura, siparietti da Bagaglino, o il mattatore di scena che indica alla platea il punto esatto in cui bisogna manifestare uno spirito esilarante.

Certo non si può dire che il pubblico non apprezzi: lunghi applausi, a tratti incessanti. Quelle battute caustiche che hanno scandalizzato la società benpensante di allora (siamo nel 1895) sono ancora pregne di significato, e soprattutto di contemporaneità. La nota più intonata della serata? Tanti tanti tanti giovani. Ecco, questo l’omaggio più bello che si potesse rendere ad uno dei più grandi della letteratura di ogni tempo. Oscar Wilde, per sempre giovane tra i giovani.

E per gli appassionati dal 19 al 24 febbraio al Politeama Rossetti di Trieste un’altra opera a firma wildiana: Salomè. Ci sarà di che scrivere, presumibilmente, sperando che «la gente non sia d’accordo con me, in tal caso mi sembrerebbe di aver torto».