23 settembre 2019
Aggiornato 02:30
Teatro Comunale

Il balletto «Carmen» con Ambeta e Amilcar a Cormons

Giovedì 14 febbraio alle 21. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con Ert Circuito Multidisciplinare Fvg-ArtistiAssociati
Il balletto ‘Carmen’ con Ambeta e Amilcar a Cormons
Il balletto ‘Carmen’ con Ambeta e Amilcar a Cormons Ufficio Stampa

CORMONS - ‘Due destini indissolubilmente legati. Amore e morte si fondono nell’impossibile tentativo di sfuggire la sorte’. Questa è ‘Carmen’, balletto in due atti di Amedeo Amodio, dal racconto di Prosper Merimée con la coreografia e la regia dello stesso Amodio sulle musiche di Georges Bizet e gli interventi musicali originali di Giuseppe Calì, che vedrà protagonisti la soave Ambeta Toromani (Carmen) e Amilcar Moret (Don José) assieme a Marco Lo Presti (Escamillo), Ilaria Grisanti (Micaela), Valerio Polverari (Ufficiale) e la compagnia Daniele Cipriani, giovedì 14 febbraio, alle 21, al Teatro Comunale di Cormons. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con Ert Circuito Multidisciplinare Fvg-ArtistiAssociati.

Ecco come racconta la messa in scena Amedeo Amodio: «Ah, Carmen! Ma Carmen adorée!. Sulle ultime note dell’opera si chiude il sipario. In palcoscenico inizia lo smontaggio delle scene. A poco a poco il personale e quanti altri hanno assistito allo spettacolo da dietro le quinte, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena trascorso e man mano, un gesto, una frase, uno sguardo li spinge ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi, per puro caso. Sarà, dunque, per puro caso che Don José incontra Carmen, che rappresenterà per lui l’unico momento di vita autentica, intensa, ma anche quello della morte. A questo punto è tutto stabilito, meno il percorso o labirinto dei due destini ormai indissolubilmente legati. Così si potranno creare accostamenti scenici imprevedibili e surreali, ma sempre volti verso un’unica fine».

«Sarà comunque Carmen, profondamente consapevole dell’ineluttabilità del momento finale, a condurre il gioco trasgressivo ed eversivo, in un impossibile tentativo di sfuggire alla sua sorte. La scena, come la musica, si svuota durante lo svolgimento del racconto, fino a rimanere nel momento finale completamente scarna, desolata ad esprimere la «solitudine tragica e selvaggia» di una donna che cerca di affermare il proprio diritto all’incostanza».