22 ottobre 2019
Aggiornato 20:30
Dal 19 al 24 febbraio

«Salomè» di Oscar Wilde al Politeama Rossetti

Su una scena nera illuminata da un algido disco lunare, i quattro protagonisti danno corpo all’affascinante drammaturgia wildiana
‘Salomè’ di Oscar Wilde al Politeama Rossetti
‘Salomè’ di Oscar Wilde al Politeama Rossetti

TRIESTE - Ha debuttato con successo sullo sfondo del Teatro Grande di Pompei, ‘Salomè’ di Oscar Wilde per la regia di Luca De Fusco: un evento di cui il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia è co-produttore assieme ai Teatri Nazionali di Napoli e Genova e allo Stabile di Verona.

Edizione di qualità

Nel corso della lunga tournée invernale, che farà tappa anche al Politeama Rossetti (dal 19 al 24 febbraio, dalle 20.30 tranne la domenica alle 16), questo titolo assicurerà al pubblico non solo l’opportunità di assistere a una pièce assai raramente rappresentata in prosa (del lavoro di Wilde infatti si apprezza quasi esclusivamente la celebre versione lirica musicata da Richard Strauss), ma anche di ammirarla in un’edizione di qualità, per la limpida lettura registica, per la ricchezza espressiva della messinscena (che come vuole la poetica di De Fusco è impreziosita da contaminazioni fra danza, teatro, cinema, musica), e per l’eccellente cast. Nei ruoli principali, infatti, figurano Eros Pagni - un Erode osannato dalla critica - Gaia Aprea, che veste il mistero e il fascino della principessa Salomé, Anita Bartolucci che affronta con talento sicuro la figura di Erodiade e Giacinto Palmarini, ieratico e potente Iokanaan.

Un'opera originalissima

Su una scena nera illuminata da un algido disco lunare, i quattro protagonisti danno corpo all’affascinante drammaturgia wildiana. L’opera - scritta nel 1891 - è un capolavoro di coesistenza di registri diversi, fra i quali l’autore continuamente sfuma, offrendo agli artisti straordinari input per la recitazione: vi ritroviamo il dramma e l’ironia, il grottesco e il mistero, il gusto erotico decadente e ambiguo… Un’opera originalissima che sembra evocare una tragedia greca, ma che contiene anche il mistero e la semplicità della favola, l’autorevolezza e il sortilegio della scrittura religiosa (nello stile di certe battute sembra riecheggiare il «Cantico dei Cantici»), ed accenti corrosivi d’ironia. La vicenda è quella del profeta Iokanaan che Erode Antipa tiene rinchiuso in una cisterna, inquietato dalle sue profezie e dalle sue condanne. Durante un banchetto offerto da Erode e la moglie Erodiade, la bellissima principessa Salomè decide per capriccio di baciare il profeta, che invece la rifiuta con sdegno. In cambio di una danza seducente, la donna ottiene da Erode la testa di Iokanaan su un vassoio d’argento, per poter finalmente baciare le sue labbra. «Salomè non può e non vuole uscire da una dimensione narcisistica dell’amore e quindi si specchia nel profeta» spiega De Fusco. «Questa intuizione, spero felice, porterà a un finale sorprendente che preferisco non rivelare».