22 ottobre 2019
Aggiornato 21:30
Spettacoli

Veronica Pivetti a Gorizia con «Viktor und Viktoria»

L'eclettica attrice svela: «È una commedia che parla di diritti e del riconoscimento dei diritti»
Veronica Pivetti
Veronica Pivetti Ufficio Stampa

GORIZIA - Il mondo dello spettacolo non è sempre scintillante: a fronte della crisi anche gli artisti devono aguzzare l’ingegno. Ecco allora che Viktoria, talentuosa cantante disoccupata, si finge Viktor e conquista le platee. Ma il suo fascino androgino scatenerà presto curiosità e sospetti. La Berlino degli anni Trenta fa da sfondo a una vicenda che, con leggerezza, arriva in profondità: tra battute di spirito e divertenti equivoci si legge la critica a una società bigotta e superficiale, sempre pronta a giudicare dalle apparenze. È Veronica Pivetti a cimentarsi nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene italiane nella sua versione originale. Viktor und Viktoria sarà al Teatro Verdi di Gorizia sabato 23 alle 20.45, nell’ambito del cartellone di Prosa.

In una Berlino stordita prima dai fasti e poi dalla miseria della repubblica di Weimar un’attrice di provincia, Susanne Weber approda in città spinta dalla fame e in cerca di scrittura. Il freddo e la miseria le hanno congelato le membra, e anche il cuore non è rimasto illeso. L’incontro con un collega attore, Vito Esposito (interpretato da Yari Gugliucci) immigrato italiano, sembra cambiarle la vita. E mentre la città subisce gli umori delle nascenti forze nazionalsocialiste di Hitler in lotta con gli spartachisti dell’estrema sinistra, Susanne e Vito s’immergono negli eccessi della vita notturna weimeriana. La coppia condivide fame, scene e battute e, alla fine, anche sesso e identità. Ed è per proprio per l’affamata ditta che Susanne si sacrifica e diventa un acclamato e affascinante en travesti, anche grazie all’aggiunta di un colorato, buffo e stravagante fallo di cotone che diventa l’emblema del loro piccolo grande segreto. Viktor und Viktoria è acclamato in tutti i palcoscenici d’Europa, finchè, tornati a casa per l’ultima recita, un incontro fatale con il fascinoso conte Frederich Von Stein (Giorgio Lupano) sfiorerà il cuore gelato di Susanne. Purtroppo, anche il conte ha un segreto e la liaison si complica, e mentre a Berlino la situazione politica degenera precipitosamente, la nostra protagonista sarà costretta a fare le sue scelte sentimentali e di vita.

«Questo spettacolo non si rifà al film del 1982 diretto da Blake Edwards e interpretato dalla mitica Julie Andrews, bensì alla precedente vecchia pellicola del 1934. Siamo in una Berlino ricca di creatività, estremamente libera e disinvolta, una città di grande apertura mentale, sociale e culturale. Dopo i fasti della Repubblica di Weimar e la crisi del 1929, ci troviamo in un’epoca contraddittoria su cui incombe l’ombra del nazismo, che tuttavia non viene ancora considerato una minaccia, anzi Hitler a quel tempo viene preso in giro, è considerato una macchietta, sottovalutato. Non si immagina nemmeno lontanamente cosa accadrà in seguito», racconta Veronica Pivetti. E aggiunge: «È una commedia che parla di diritti e del riconoscimento dei diritti, un argomento molto attuale, ci sono molti punti di contatto con i nostri tempi. È uno spettacolo che portiamo in scena perché ci è sembrato il momento giusto per farlo per il momento storico in cui viviamo. Si parla di immigrazione, allora come oggi un problema sentito. Ma è soprattutto un inno contro i pregiudizi. Ed è l’amore che muove tutto, generando la crisi».
I biglietti per la stagione artistica del Verdi sono in vendita online sul circuito Vivaticket e nel botteghino del Teatro Verdi, in corso Italia, aperto da lunedì a venerdì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10.30 alle 12.30 (tel. 0481/383602).