25 agosto 2019
Aggiornato 02:30
Trieste

Una mostra d'arte per restituire dignità e visibilità ai detenuti

'Ultimi e Invisibili' è il frutto del progetto 'Comunicar-Arte' un laboratorio di pittura per i detenuti del carcere di Tolmezzo
Una mostra d'arte per restituire dignità e visibilità ai detenuti
Una mostra d'arte per restituire dignità e visibilità ai detenuti

TRIESTE - Arte nata in carcere, che esce dalla prigione in cui ha preso forma, colore e segno, per entrare nella casa della comunità regionale e in questo modo offrirsi idealmente a tutto il territorio come testimonianza del bisogno di relazione con il mondo e di una costruttiva esperienza per superare alienazione, solitudine, precarietà esistenziale. E' questo il messaggio profondo, sottolineato dal presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, della mostra 'Ultimi e Invisibili' che è stata inaugurata al termine della seduta antimeridiana dell'aula e che espone le opere realizzate dai detenuti del carcere di Tolmezzo con l'obiettivo di dare visibilità alla realtà carceraria del nostro territorio.

La via del riscatto

«In questo luogo di valenza fisica ed etica, nel quale si costruiscono le leggi - ha detto ancora Zanin -, persone che con la legge si sono scontrate devono poter sperimentare, pur da sconfitte, la via del riscatto e del recupero alla società, e questi quadri rappresentano il tentativo di proiettare all'esterno questa volontà di superare l'esclusione: a loro e al loro tenace impegno attraverso l'arte». Il presidente ha inoltre dedicato ai detenuti la frase di Elliot che dice «Noi che non fummo sconfitti solo perchè continuammo a tentare».

Il progetto

'Ultimi e Invisibili' è frutto del progetto 'Comunicar-Arte', laboratorio di pittura della stessa casa circondariale autogestito dai detenuti autodidatti e promosso dal Lions Club Pordenone Naonis e dal suo presidente Pierfrancesco Scatà, che ha trovato alleato l'istituto del arante regionale dei diritti della persona. «La privazione della libertà concede un osservatorio ristretto che amplifica il bisogno di comunicare: l'esperienza del carcere deve essere occasione di cambiamento». Ha sottolineato Irene Iannucci, direttore della casa circondariale di Tolmezzo evidenziando il significato dell'esposizione in questa sede. «Un progetto per non spegnere la speranza». Ha detto a sua volta il Garante Fabia Mellina Bares parlando dell'impegno dell'istituto a intraprendere, sostenere e stimolare percorsi di cittadinanza attiva e responsabile. Sull'importanza del rispetto dei diritti delle persone private della libertà personale si è soffermato anche Pierfrancesco Scatà, presidente del Lions Club autore del service che ha portato alla realizzazione della mostra, ricordando la gravità della situazione carceraria italiana che registra ogni anno una sessantina di suicidi: «Portare la mostra in una sede istituzionale come il Consiglio regionale - ha detto - vuole essere un contributo a una riflessione profonda su questi temi".

La mostra

L'allestimento, che ha avuto il benestare del Ministero di Giustizia, e che è stato curato da Alessandra Santin e Renzo Spadotto, presenta al pubblico le opere di Gennaro D., Albino P., Paolo C., Michele P., Orlando D., Paolo R., Pasquale M., e Oscar P. corredate dalle riflessioni degli autori. Opere e riflessioni attraverso le quali i detenuti esprimono il loro stato d'animo, «L'urgenza di non sentirsi invisibili e dimenticati - ha sottolineato ancora il presidente del Consiglio Zanin - cercando un incontro con il mondo attraverso lo sguardo di chi osserverà i loro quadri e leggerà le loro parole".

Quando?

La mostra sarà visitabile fino al 22 marzo, negli spazi espositivi al secondo piano del palazzo di piazza Oberdan 6 a Trieste, negli orari consueti, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 dal lunedì al giovedì mentre il venerdì solo al mattino fino alle 13.