24 maggio 2019
Aggiornato 18:00
L'incotnro

Via della Seta: dossier degli industriali Fvg da sottoporre all'autorità portuale

E' l'esito dell'incontro promosso all'assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini con i rappresentanti di categoria
Via della Seta: dossier degli industriali Fvg da sottoporre all'autorità portuale
Via della Seta: dossier degli industriali Fvg da sottoporre all'autorità portuale Ufficio Stampa

TRIESTE - Le associazioni degli industriali di Udine, Pordenone e della Venezia Giulia prepareranno un dossier con tutti i nodi e le loro possibili soluzioni sul tema degli investimenti cinesi sul Porto di Trieste da sottoporre e discutere quanto prima in un tavolo comune con il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale Zeno D'Agostino. Questo in sintesi il primo passo concreto che seguirà all'incontro in cui l'assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini si è confrontato nella sede della Regione a Udine sul tema della cosiddetta Via della Seta con i vertici delle associazioni degli industriali: la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli, il presidente di Pordenone Michelangelo Agrusti, il presidente di Confindustria Venezia Giulia Sergio Razeto e per Confindustria Fvg il direttore Massimiliano Ciarrocchi.

Giusto il confronto con i protagonisti dell'economia

Secondo Bini «è giusto che su un tema così importante quale è il futuro del porto di Trieste la Regione si confronti con i protagonisti dell'economia: è una questione di metodo che ho sempre adottato», ha ricordato l'assessore. Bini nel corso dell'incontro ha definito lo sviluppo del porto di Trieste «una grossa opportunità per tutta la regione, un'opportunità - ha però precisato - i cui contorni vanno condivisi con tutti gli attori ed è per questo auspicabile che si crei una squadra in grado di apportare un contributo puntuale». A margine dell'incontro l'assessore ha osservato che in merito all'interesse cinese su Trieste «il Friuli Venezia Giulia è nel bel mezzo di una discussione internazionale importantissima. Sono in gioco - ha rilevato - equilibri geopolitici che la Via della seta rischia di cambiare: il vero problema però non sono i raccordi ferroviari, ma le infrastrutture delle telecomunicazioni e il rischio della gestione e manipolazione dei dati nazionali. Su questo chiediamo massima attenzione».

La posizione di Agrusti e Mareschi Danieli 

Le maggiori perplessità all'interesse della Cina su Trieste sono state rinnovate dal presidente di Pordenone Agrusti. «Riteniamo positivo il fatto che la Regione abbia incontrato le categorie economiche del territorio sul tema della Via della seta perché una parte delle scelte avrà ricaduta positiva o negativa diretta sulle nostre imprese a seconda dell'approccio. Noi abbiamo manifestato tutte le nostre preoccupazioni partendo dalla non conoscenza del protocollo che si vuole sottoscrivere per quanto riguarda il Porto di Trieste, la parte ferroviaria, l'area doganale e logistica. Di fronte a questa situazione opaca dal punto di vista della conoscenza abbiamo messo dei paletti: siamo interessati al mercato cinese ma in condizioni di assoluta reciprocità. Se non c'è reciprocità ci troviamo di fronte a una situazione di tipo predatorio», ha sostenuto Agrusti.

In linea con Pordenone anche la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli. «L'incontro di oggi - ha evidenziato - ci fa capire come l'amministrazione regionale chieda sempre l'intervento di chi ha gli strumenti per dare dei consigli e questo ci fa piacere: purtroppo siamo un po' tardi perché Xi Xinping sarà in Italia giovedì per la firma di cinquanta contratti. Oggi possiamo solo richiamare alla cautela, alla necessità del rispetto della regolamentazione: uno dei punti principali è che le infrastrutture strategiche italiane devono rimanere in mano all'Italia». Mareschi Danieli pone l'accento sul «deficit informativo. Non avendo in mano il testo dell'accordo, abbiamo letto solo quello del Memorandum of understanding (Mou) che gira in rete, il quale non pone regole precise e si occupa di una cornice di strategia: il Mou va benissimo per noi, mentre l'accordo in cui si trattano le concessioni demaniali non sappiamo cosa contiene e questo ci preoccupa».

Nessuna preclusione agli investimenti per la leader degli industriali di Udine, ma attenzione a quelli di Paesi che non si muovono nel mercato con regole dell'Ue. «Non solo accettiamo gli investimenti esteri, ma ringraziamo chi riesce a credere in questo Paese nonostante i deficit competitivi che l'investimento comporta: nel caso della Cina parliamo però di un Paese che vuole investire senza solitamente rispettare le regole comunitarie. Questo per noi va regolamentato in modo molto stringente e con una visione temporale ampia», ha precisato Mareschi Danieli.

Un'opportunità da non farsi scappare 

Al termine dell'incontro il presidente Razeto ha stemperato alcune delle questioni dibattute. «È stato un tavolo molto positivo, ci siamo scambiati i singoli pareri mettendo a confronto anche qualche legittima divergenza ma raggiungendo un'univocità nelle conclusioni. A mio avviso - ha rilevato Razeto - i timori esposti sono stati eccessivi anche se la Via della Seta è un elemento da trattare sicuramente con attenzione. In primis è una grandissima opportunità per tutta l'Italia. L'interesse cinese alla piattaforma logistica del porto di Trieste è controllato perché si tratta di concessioni demaniali per la parte portuale che sono sottoposte a regole nazionali e europee. Anche il Punto franco è un'area extradoganale ma non extraterritoriale e dunque per esso valgono tutte le regole, anche fiscali, italiane e europee. I rischi - ha concluso Razeto - di 'eccessiva libertà cinese' saranno quindi scongiurati dalle norme».