23 settembre 2019
Aggiornato 21:30
Treiste

Arrestati i colpevoli del furto in località Villa Opicina dello scorso 11 gennaio

I malviventi sono tre cittadini albanesi provenienti dal Sud Italia
Arrestati i colpevoli del furto in località Villa Opicina dello scorso 11 gennaio
Arrestati i colpevoli del furto in località Villa Opicina dello scorso 11 gennaio

TRIESTE - L’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Trieste, ha consentito di fare luce sul cruento furto in villa verificatosi in località Villa Opicina nella serata dello scorso 11 gennaio. Le investigazioni sono state svolte dagli uomini della sezione 'reati contro il patrimonio' della squadra mobile di Trieste e hanno permesso di ricostruire la vicenda e di individuare gli autori dei fatti criminosi; una banda di cittadini albanesi composta da tre persone dimoranti in provincia di Bari, e da un quarto, residente a Trieste il quale ha fornito ai propri connazionali il supporto logistico necessario per la commissione del delitto.

Gli indagati

A conclusione delle investigazioni il Gip di Trieste, su richiesta del Pm, ha emesso l’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, per S. L. classe 1983 e H.K. classe 1991, nonché della misura cautelare degli arresti domiciliari per M.M. classe 1988; tutti nati in Albania e domiciliati ad Altamura (Bari) i quali dovranno rispondere, a vario titolo, del reato di furto aggravato, tentato omicidio e lesioni gravi. I tre sono stati rintracciati nelle prime ore della mattinata del 16 aprile dagli investigatori della squadra mobile giuliana con il supporto operativo dei colleghi della di Bari, del commissariato di Gravina in Puglia (Ba) e del reparto prevenzione crimine 'Puglia Settentrionale'. Nel medesimo contesto il basista della banda, H.G. classe 1992 nato in Albania e residente a Trieste, è stato deferito per il reato di favoreggiamento.

Il furto in villa

L’indagine è stata avviata successivamente al tentativo, da parte di ignoti, di introdursi in una abitazione di Villa Opicina -Trieste in data 11 gennaio 2019 al fine di commettere un furto. In quell'occasione i malviventi erano stati sorpresi dal vicino di casa, il quale, dopo aver udito l’allarme anti intrusione, percorrendo un giardino interno, era andato nella proprietà adiacente per verificare se vi fosse la presenza di estranei, portando con se una pistola legalmente detenuta. Appena giunto nel giardino abitazione, la vittima ha notato un soggetto con addosso un passamontagna, con accento verosimilmente dell’est Europa, che, alla sua vista, gli ha lanciato contro dei pezzi di legno, colpendolo al volto e subito dopo colpendolo prima con un piede di porco e successivamente con un cacciavite. Durante la colluttazione il malcapitato ha esploso un colpo che ha colpito il muro dell'abitazione. Richiamato dallo sparo, il complice, che nel frattempo era uscito dall’abitazione, ha raggiunto il compagno, il quale, dopo aver strappato di mano la pistola e averla puntata contro l'uomo, si è dato alla fuga a piedi assieme al connazionale, portando con sé l’arma e la refurtiva. A seguito del pestaggio la vittima ha riportato lesioni, fratture e traumi alla mano sinistra, alle spalle, alla testa e all’addome e l’indebolimento permanente della funzione prensile della mano.

Le indagini

Benché le abitazioni colpite risultassero prive di sistemi di videosorveglianza, il sopralluogo effettuato ha consentito di rinvenire il piede di porco, abbandonato dai malviventi. Gli accertamenti sull’arnese utilizzato per lo scasso hanno condotto gli investigatori, tramite il marchio ed il numero seriale impresso sull'oggetto, alla ferramenta dove era stato acquistato. Dallo sviluppo delle targhe delle autovetture presenti nei pressi dell’esercizio commerciale, è stata poi individuata anche l’auto utilizzata dagli indagati, il cui proprietario era gravato da precedenti per sequestro di persona e sfruttamento della prostituzione. Le ulteriori indagini tecniche hanno poi consentito di riconoscere come colpevoli dell'accaduto i tre albanesi provenienti dal Sud italia, che si trovavano nei pressi di Trieste nello stesso momento in cui erano stati registrati altri furti in abitazioni dell'altipiano carsico. I successivi approfondimenti investigativi, hanno inoltre permesso di raccogliere ulteriori elementi a riprova dell’ipotesi accusatoria. Il terzetto quindi, dedito ai furti in varie aree del territorio nazionale dopo aver svaligiato alcune case avrebbe fatto ritorno ad Altamura, anche grazie  al supporto fornito dal basista e connazionale H. G.

L'arresto  

Mentre la Polizia triestina stava ancora indagando sul caso, la banda ha continuato a compiere ulteriori furti in altre aree del Paese. Lo scorso 18 marzo, infatti, su indicazione squadra mobile di Trieste, i tre dimoranti in Puglia sono stati tratti in arresto dal personale del commissariato di Martina Franca (Ta), nella flagranza del reato di tentato furto a danno di una villetta. S. L. classe 1983 e H.K. classe 1991, rintracciati presso i loro domicili pugliesi, sono stati condotti in carcere, mentre M.M. classe 1988, autista in occasione del colpo, è stato sottoposto agli arresti domiciliari, a disposizione della Procura della Repubblica di Trieste che coordina le indagini. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti, diversi monili ed oggetti di provenienza illecita, inoltre, all’interno del garage di H.K. è stato ritrovato un chilogrammo lordo di sostanza stupefacente del tipo marijuana.