24 maggio 2019
Aggiornato 17:00
Salute

Aas bassa friulana-isontina: una nuova ricerca per la prevenzione dell'hpv

La Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia ha finanziato un progetto triennale
Aas bassa friulana-isontina: una nuova ricerca per la prevenzione dell'hpv
Aas bassa friulana-isontina: una nuova ricerca per la prevenzione dell'hpv

GORIZIA - La Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, nell’ambito del Protocollo d’intesa sottoscritto con l’Azienda per l’assistenza Sanitaria n. 2 'Bassa Friulana-Isontina', ha finanziato un progetto triennale per la ricerca e la prevenzione di specifiche tipologie di carcinoma che insorgono nella popolazione maschile. Nell’ambito di tale progetto, dal titolo 'Valutazione della ricaduta vaccinale anti-Hpv nella popolazione Msm afferente al centro Mst-Aids dell’Aas n. 2 Bassa Friulana – Isontina', volto alla prevenzione e alla ricerca su carcinomi la cui insorgenza è connessa nell’80% dei casi alla presenza di genotipi ad alto rischio oncogeno Hpv - è stata adesso assegnata una borsa di studio al ricercatore che nel concreto si occuperà di tale studio.

La collaborazione

Questo progetto è frutto di un nuovo percorso in ambito sanitario che la Fondazione Carigo, sotto la presidenza di Roberta Demartin, ha intrapreso dal 2018 per ottimizzare il suo impegno e le risorse da destinare nel settore socio-sanitario. In particolare, la sottoscrizione di uno specifico accordo tra la Fondazione e l’Aas n. 2 'Bassa Friulana-Isontina' è nato per sviluppare progettualità innovative tese alla protezione, promozione della salute della comunità con particolare riferimento ad alcune fasce di maggior fragilità sociale. Il protocollo impegna per il futuro le parti a perseguire una forte integrazione tra le istituzioni sanitarie e sociali, il volontariato e l’associazionismo per lo sviluppo di reti di protezione, di accoglienza e accompagnamento alle cure. Si tratta di un accordo molto importante per la Fondazione e per la comunità poiché una serie di interventi nell’ambito sanitario e sociosanitario che venivano condivisi con soggetti multipli su singole attività, sono adesso formalizzati e condivisi con l’ente di riferimento. L’accordo con L’Azienda sanitaria è uno strumento di lavoro che potrà ulteriormente valorizzare e potenziare gli sforzi della Fondazione in questo settore, offrendo una continuità di intervento e di progettualità del tutto in linea con le modalità di azione che questa Fondazione bancaria vuole avere nei confronti della comunità, soprattutto in settore così delicato come la salute pubblica.

Il centro 

Dal 1991 il centro Mst-Aids di Gorizia si colloca all’interno della rete di sorveglianza nazionale per le malattie a trasmissione sessuale, coordinata dall’Istituto superiore di sanità, facendo parte dei centri clinici di riferimento e si avvale di indagini clinico-diagnostiche di ultima generazione. Ha collaborato con la Regione dal 2014 al 2017 per l’istituzione di un sistema di sorveglianza con implementazione e sensibilizzazione in tema di vaccinazione anti-Hpv in Friuli Venezia Giulia. Inoltre, si è mantenuta una collaborazione regionale con inserimento del centro Mst nella rete infettivologica approvata con decreto nel novembre 2018 per l’avvio di protocolli e studi inerenti le infezioni sessualmente trasmesse. Vengono tenuti corsi destinati a medici di medicina generale e specialisti convenzionati e collabora con altri specialisti che si occupano di Mst (infettivologo, proctologo, urologo e ginecologo). Attua percorsi di prevenzione (anche vaccinale) con le associazioni territoriali (come nel caso dell’Arci Gay).

Le attività di prevenzione

Le prestazioni del Centro creano un percorso diagnostico–terapeutico e di prevenzione delle Mst completo, vengono eseguite in stretto anonimato per il rispetto assoluto della privacy e prevedono: l’indagine di rischio per infezione sessualmente trasmessa, la prima visita e controlli successivi, tamponi uretrali su urine, cervico -vaginali, orali e rettali, prelievo di sangue per accertamenti sierologici mirati, colloqui pre e post - test in counseling, avvio di terapie sistemiche, Dtc e medicazioni, terapie antiretrovirali previa valutazione con test di resistenze, follow-up per pazienti Hiv+, protocollo post espositivo, partner notification e contact tracing, colloqui informativi-educazione sanitaria in merito al rischio sessuale e le infezioni sessualmente trasmesse, counselling telefonico per Mst, vaccinazione popolazioni a rischio.

Il progetto di ricerca 

Il Papilloma Virus è il virus a trasmissione sessuale di più frequente riscontro ed è causa non solo di carcinoma della cervice uterina, ma anche di altre patologie del tratto anogenitale, sia benigne che maligne come condilomi, carcinoma del pene, della vulva, della vagina e dell’ano. La probabilità di infezione persistente è aumentata dall’acquisizione di genotipi ad alto rischio oncogeno, ma la progressione tumorale delle lesioni è correlata anche ad altri fattori (l’elevato numero di partner sessuali, il fumo di sigaretta, la carica infettante virale, la coesistenza di genotipi ad alto e basso rischio all’interno della stessa lesione e la co-infezione con altre infezioni sessualmente trasmesse). Il carcinoma anale e quindi la neoplasia intraepiteliale anale sono più frequenti nella popolazione Msm (Men who have Sex with other Men) e nei pazienti sieropositivi per Hiv. La nostra Regione è l’unica in Italia ad aver avviato nel 2016 la vaccinazione anti Hpv gratuitamente anche agli Msm (omo – bisessuali), essendo questa popolazione più a rischio di contrarre questa infezione e, di conseguenza, più a rischio di sviluppare un carcinoma dell’ano Hpv correlato. Da una valutazione dell’infezione di Hpv nella popolazione Msm afferente al centro dal 2015 al 2017 è emerso che la popolazione in oggetto è quella con maggior prevalenza di Hpv; infatti, dei tamponi ano-rettali testati, la percentuale di positività per almeno un genotipo è stata del 90%, con un’altissima presenza di Hpv 6 e Hpv 16. I dati confermano quanto riportato in letteratura riguardo le infezioni da Hpv negli Msm. A partire da tali dati si è voluto avviare uno studio dalla fine del 2018, che prevede un follow-up di tre anni-con approvazione del comitato etico regionale e grazie ai finanziamenti della Aas2 bassa friulana-isontina e della Fondazione Cassa di Risparmio- sulla ricaduta vaccinale nella popolazione Msm vaccinata ai fini di valutare: le displasie Hpv correlate, l’eventuale ruolo delle co-infezioni (virali e batteriche) e la modalità comportamentale. Lo studio prevede un lavoro di gruppo che coinvolge figure multi-specialistiche coordinate dal dermatologo. L’analisi sarebbe effettuata sui tamponi ano-rettali prelevati in maniera non invasiva e senza precedente preparazione del paziente. Questo studio, una volta portato a termine, oltre ad avere una ricaduta nazionale, potrebbe essere argomento di pubblicazione su riviste internazionali essendoci pochissimi studi inerenti la popolazione Msm vaccinata per Hpv e il rischio di acquisire un carcinoma anale.