24 maggio 2019
Aggiornato 17:30
Fino al 23 giugno

Robert Doisneau: prosegue la mostra al Magazzino delle Idee di Trieste

Le fotografie d’epoca selezionate dalla collezione dell’Atelier Doisneau, raccontano la passione fotografica dell’autore che più ha celebrato la bellezza misconosciuta della quotidianità, creando un immaginario collettivo basato sulla vita della gente comune
Robert Doisneau: prosegue la mostra al Magazzino delle Idee di Trieste
Robert Doisneau: prosegue la mostra al Magazzino delle Idee di Trieste

TRIESTE - Fino al 23 giugno il Magazzino delle Idee a Trieste presenta la mostra Robert Doisneau. Across the century, organizzata da Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con diChroma photography, Madrid. Un’ampia retrospettiva dedicata al grande fotografo francese, composta da 88 fotografie in bianco e nero che sintetizzano l’intero arco della sua attività artistica, dal 1929 al 1987.

FOTO - Le fotografie d’epoca selezionate dalla collezione dell’Atelier Doisneau, raccontano la passione fotografica dell’autore che più ha celebrato la bellezza misconosciuta della quotidianità, creando un immaginario collettivo basato sulla vita della gente comune. Ogni volta che venivano pubblicate nelle riviste del dopoguerra, le sue fotografie avevano il potere di dare alle persone fiducia nel futuro, malgrado la Francia fosse completamente distrutta e la povertà riguardasse la maggior parte della popolazione. Questa fotografia «umanista» si concentrava sulle persone, non su un evento specifico o su qualcosa di straordinario, raccontandone la vita quotidiana. Come diceva Victor Hugo, «Lo straordinario è nel profondo dell’ordinario» e questo è ciò che Doisneau cattura con malizia, empatia, sempre attento al mondo, agli altri.

MAGAZZINO DELLE IDEE - Al Magazzino delle Idee troviamo esposte tutte le tematiche più importanti su cui Doisneau ha lavorato: la vita quotidiana, la vita di strada, i sobborghi, Parigi, i bambini, la ricostruzione della Francia dopo la seconda guerra mondiale. Una vera e propria passeggiata nel XX secolo, attraverso le sue immagini più iconiche come il Bacio all’Hotel de Ville - la fotografia più riprodotta in assoluto nella storia della fotografia - e altre meno note al grande pubblico. Doisneau era un artista; i suoi migliori amici attori, musicisti, scrittori. Nel corso degli anni ha accumulato, in maniera quasi ossessiva, testimonianze sull’ambiente che lo circondava, la sua epoca e i ritratti dei suoi contemporanei. Le fotografie invadevano la sua casa, la vita per lui era scandita dagli scatti. Faceva soprattutto fotografia su commissione: scatti industriali, talvolta pubblicitari, a cui si dedicava con una cura minuziosa, costante inventiva e un gusto personale per il fai-da-te. Accanto a questa produzione gli capitava inoltre di «rubare del tempo ai suoi datori di lavoro», sfruttando una successione di istanti di disobbedienza senza un’intenzione artistica predefinita. Quegli istanti di totale libertà, meno numerosi ma di grande intensità, li viveva in maniera del tutto personale, senza seguire i dogmi allora imposti dalla tradizione fotografica. Aveva infatti respinto l’immagine pittorica della fotografia ufficiale dei suoi esordi, perché voleva che fosse l’emozione a emergere più di ogni altra cosa. Era un narratore che non subiva mai passivamente l’azione, si divertiva a guardarla. La sua ricerca essenziale stava nell’incessante cercare di captare momenti minuscoli di un mondo che osservava con acutezza per restituirne un riflesso modificato. Nei suoi scatti dava vita a una finzione mutuata direttamente dalla realtà, proponendo un universo più accettabile attraverso immagini scelte fra le tante «proposte dal caso». Di fotografia in fotografia, di fronte all’opera compiuta, avrebbe potuto concedersi il beneficio di un momento di soddisfazione, ma era totalmente incapace di qualsiasi forma di autocompiacimento: Un centesimo di secondo qui, un centesimo di secondo là; messi in fila fanno solo uno, due, tre secondi rubati all’eternità?

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